NABA Painting and Visual Arts/What's going on?

Gianni Pettena | About Non Conscious Architecture | a cura di Marco Scotini | giovedì 12 gennaio ore 19.00 | Galleria Giovanni Bonelli, Milano

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 10/01/2017

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Gianni Pettena

About Non Conscious Architecture

a cura di Marco Scotini

12 gennaio – 24 febbraio 2017

inaugurazione giovedì 12 gennaio ore 19.00

 

 

La galleria Giovanni Bonelli è lieta di presentare, per la prima volta nei propri spazi, un’ampia antologica dei lavori dell’artista Gianni Pettena, che si concentrerà sull’attività svolta tra il ’68 e la fine degli Anni’70: il decennio cruciale della sperimentazione artistica e sociale in Italia.

 

Se anni fa Emilio Ambasz scriveva che Gianni Pettena è tra quei protagonisti dell’Architettura Radicale che non hanno ancora avuto il giusto riconoscimento, è vero che proprio adesso si assiste ad un’unanime riscoperta internazionale e a un’attenzione del tutto nuova della figura dell’artista che, per anni, è stata  subordinata a quella del critico e dell’interprete dell’Architettura Radicale.

 

Proprio per questo la figura e la multiforme attività di Pettena appaiono oggi totalmente inedite e tali da raccogliere in sé tematiche decisive per la contemporaneità, come il rifiuto del lavoro disciplinare, il sabotaggio, l’appropriazione, la performatività dell’urbano e la riscoperta del carattere fisico dei luoghi e del paesaggio naturale. Da qui deriva il titolo della mostra che è tratto da un articolo fondamentale di Pettena uscito sulla rivista “Casabella” nel 1974, risultato dei suoi ripetuti viaggi nel Sud Ovest degli Stati Uniti: dal deserto dello Utah alla Monument Valley.

 

L’anno prima, il 1973, era uscito anche il suo libro, ormai leggendario, “L’Anarchitetto” in cui molte sono le affinità con la pratica artistica che, in perfetta sincronia, stava sviluppando Gordon Matta-Clark ma con cui molte sono pure le differenze. Tuttavia in entrambi alla base c’è l’idea di non costruire ma di operare nel già costruito, lasciandone emergere lo spazio inconscio o inconsapevole che  normalmente viene rimosso – così come l’idea dell’architettura e dello spazio quale evento, come performance permanente, che vede il rapporto di Matta-Clark con Trisha Brown e di Pettena con Giuseppe Chiari.

 

Per questo motivo Marco Scotini ha scelto di presentare un’ampia selezione di lavori risalenti alla fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, non per sottrarre l’autore alla sua opera successiva di grande valore ma nella convinzione che risale proprio a questo periodo, dell’attività di Pettena, uno dei raggiungimenti cruciali del fare arte ancora tutto da scoprire e da praticare. Nel percorso espositivo saranno presentati molti materiali editi ed inediti realizzati da Pettena con differenti media.

Per l’occasione sarà riallestita al centro della galleria la grande scritta Carabinieri (creata per la prima volta nel 1968) che è uno degli esempi più importanti di intervento spaziale semiotico di quegli anni, in cui è il linguaggio stesso a rivelare il carattere (di cattura e controllo) del contesto, mettendo in evidenza la natura etico-estetica della ricerca radicale di Gianni Pettena.

 

 

 

Gianni Pettena (Bolzano, 1940. Vive e lavora a Firenze).

Gianni Pettena è tra i fondatori,  alla fine degli anni ’60 a Firenze, del movimento “architettura radicale” insieme a Superstudio, Archizoom, UFO. Nel 1972 realizza la sua prima mostra personale alla John Weber Gallery a New York. Negli anni successivi si dedica sia all’attività di artista che a quella accademica, spesso indagando le connessioni tra le proposte delle generazioni più giovani e il retaggio della sperimentazione iniziata negli anni ‘60.

Le opere di Gianni Pettena, in particolare i lavori del cosiddetto periodo ‘americano’ (1972) e i molti disegni la cui visionarietà si è poi spesso tradotta in profetica realtà, assumono un valore tanto per la loro specificità e unicità all’interno della sperimentazione radicale degli anni Sessanta e Settanta quanto per i loro influssi sul mondo dell’architettura, del design e dell’arte contemporanea successivi. Il suo lavoro è stato presentato in musei e istituzioni come: il Centre Pompidou di Parigi (1978), la Biennale di Venezia (1996), il Mori Museum di Tokyo (2004), il Barbican Center di Londra (2006), il PAC di Milano (2010), e il Museion di Bolzano (2008 e 2014).

 

 

 

Galleria Giovanni Bonelli

 

info@galleriagiovannibonelli.it       www.galleriagiovannibonelli.it

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Morte non accidentale di un ferroviere anarchico – un’opera per Giuseppe Pinelli | giovedì 15 dicembre, ore 18.00 aula G0.4

Posted in docenti, Events, Exhibition, Screening by NABA Painting and Visual Arts on 14/12/2016

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Collecting Eastern-European Art | mercoledì 9 novembre 2016, ore 19 | FM Centro per l’Arte Contemporanea

Posted in docenti, Events by NABA Painting and Visual Arts on 08/11/2016

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Nell’ambito della mostra “Modernità non allineata. Arte e archivi dall’Est Europa dalla Collezione Marinko Sudac” si tiene mercoledì 9 novembre presso FM Centro per l’Arte Contemporanea un incontro sul collezionismo dell’arte dell’Europa orientale per raccontare la riscoperta di movimenti e artisti ancora sottovalutati e fare luce sullo sviluppo del mercato dell’arte di questi paesi.

Intervengono:

Solène Guillier, direttrice GB Agency, Parigi
Lorenzo Paini
, collezionista e co-curatore della mostra Non-Aligned Modernity
Rainald Schumacher, curatore collezione Deutsche Telekom
Marco Scotini
, direttore artistico FM Centro per l’Arte Contemporanea
Modera Antonella Crippa, Art Advisor, Open Care.


Collecting Eastern-European Art

mercoledì 9 novembre 2016, ore 19
FM Centro per l’Arte Contemporanea
via Piranesi 10 – Milano

La Tenda Verde (Das Grüne Zelt) – Joseph Beuys e il concetto ampliato di ecologia | a cura di Marco Scotini | Venerdì 4 novembre ore 18.00 | PAV, Torino

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 02/11/2016

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La Tenda Verde (Das Grüne Zelt)

Joseph Beuys e il concetto ampliato di ecologia

 

Sabato 5 novembre 2016 –  Domenica 19 marzo 2017

Venerdì 4 novembre alle ore 18.00 inaugura La Tenda Verde (Das Grüne Zelt), a cura di Marco Scotini che si colloca quale terzo capitolo di un’ideale trilogia, concludendo il ciclo di mostre con cui il PAV si è proposto di ricostruire una possibile genealogia del rapporto tra pratiche artistiche e coscienza ecologica negli anni ’70 in Europa.

 

 

Facendo seguito a Earthrise. Visioni pre-ecologiche nell’arte italiana (2015) ed ecologEast. Arte e natura al di là del Muro (2016), questa nuova mostra intende focalizzare la propria attenzione sull’attività di uno dei più noti artisti della seconda metà del secolo scorso come Joseph Beuys, privilegiando il suo rapporto con le istituzioni politiche e la minaccia della crisi ambientale.

La mostra La Tenda Verde (Das Grüne Zelt), che coincide con il trentennale della scomparsa di Beuys (1986), vuole rendere omaggio all’autore della ‘scultura sociale’, proprio nel luogo fondato da Piero Gilardi che già nel 1967 fu il primo a scrivere di Beuys in Italia.

Nonostante la sterminata letteratura critica sull’attività dell’artista tedesco, soltanto in rari casi questa è riuscita a trasformare la matrice romantica e spirituale della parola natura in quella politica del termine ecologia. Tutto questo a dispetto del fatto che la prospettiva di Beuys militasse in quella direzione tanto da condurlo a presiedere alla fondazione del movimento tedesco dei Verdi che, per un breve periodo, lo ha visto candidato al Parlamento.

Ovunque in futuro si dovranno innalzare tende verdi su tutto il pianeta! Dovranno essere le incubatrici di una nuova società” è il noto appello di Beuys che, nel 1980, accompagna la nascita del partito. Proprio un grande tendone di colore verde è, infatti, quello che fa la sua comparsa la mattina del 28 settembre 1980 nella Gustaf-Gründgens-Platz di Düsseldorf, di fronte all’edificio dello Schauspielhaus, opera di Alvar Aalto. La tenda allestita da Beuys assieme ai suoi collaboratori serve come reale e ideale punto di riferimento – di raccolta e di organizzazione – della prima campagna elettorale dei Verdi. Nell’autunno del 1980, di fatto, Beuys è candidato diretto dei Verdi per le elezioni del Bundesstag, assieme a Otto Schily, l’ex-avvocato difensore della RAF e successivo ministro degli interni. Come è noto, questa proposta sarà destinata all’insuccesso come già lo era stata la sua precedente candidatura con i Verdi tedeschi per il Parlamento europeo e per cui Beuys aveva concepito il suo noto poster elettorale L’invincibile (Bei dieser Wahl). Nonostante il ritiro immediato di Beuys dalla scena politica e l’astrattezza costitutiva di certe sue posizioni, una personalità fondamentale come Petra Kelly continuerà a considerare Beuys l’ideologo verde (der grüne Vordenker). E, senza questa esperienza, non sarebbe stata pensabile una delle più grandi azioni della sua ‘plastica sociale’: il progetto del 1982 7000 Querce.

Nella mostra, oltre questo capitolo, saranno presentate tutte quelle operazioni artistiche che, a partire dall’inizio degli anni ’70, hanno visto il progressivo consolidamento della consapevolezza ecologica di Beuys, indissociabile da una concezione della rigenerazione ambientale in senso allargato. L’azione Űberwindet endlich die Parteienddiktatur (Superate una volta per tutte la dittatura dei partiti) contro l’abbattimento di un’area boschiva di Düsseldorf; l’Aktion im Moor (Azione nella palude) contro la distruzione dell’equilibrio idrogeologico in Olanda assieme all’operazione Difesa della Natura e alla Fondazione per la rinascita dell’agricoltura, così come molti altri interventi fino al progetto 7000 Querce, saranno al centro dell’esposizione.

La mostra si avvale della partecipazione con la Collezione Palli, l’Archiv Grünes Gedächtnis, la collezione Giorgio Maffei e altre collezioni private ed è stata realizzata grazie alla collaborazione di Antonio d’Avossa.

All’interno delle iniziative previste per l’approfondimento della mostra Das Grünes Zelt le Attività Educative e Formative del PAV propongono MOVIMENTO TERRA, un laboratorio rivolto alle scuole superiori che trae ispirazione dall’esperienza di Joseph Beuys, un artista che ha saputo tradurre i suoi assunti teorici e politici in una pratica connotata dall’impegno civile in termini ecologici che, pur rivolgendosi a comunità ristrette, ha assunto un respiro universale. L’attività affronta il tema del bene comune, inteso come totalità planetaria da preservare, e sottende una grammatica collettiva che è propria di tutte le specie viventi dove gli individui in movimento producono una continua contaminazione tra locale e globale e dove le geografie e le culture si ridistribuiscono e mutano secondo criteri di adattabilità e incontro. Formalmente, durante l’attività, viene prodotto un elaborato collettivo a partire dall’esperienza materica con la terra e il suo significato simbolico per dar vita a una mappatura fatta di tracce e traiettorie verso nuovi mondi possibili.

Per partecipare alle attività è necessaria la prenotazione:

011 3182235 – lab@parcoartevivente.it

Continua e-Contest, progetto di mediazione interattiva che durante la visita della mostra raccoglie i pensieri del pubblico per registrarne impressioni e considerazioni in una dimensione fluida e dialogante che permetterà la catalogazione dei più ampi e inediti contenuti. Il risultato del progetto in progress è fruibile all’interno del museo attraverso l’utilizzo del sistema QRcode e online alla pagina http://www.parcoartevivente.it/e-contest

 

 

La mostra è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo e della Fondazione CRT.

NON-ALIGNED MODERNITY / MODERNITÀ NON ALLINEATA | A cura di Marco Scotini, in collaborazione con Andris Brinkmanis e Lorenzo Paini | 26 ottobre 2016 | FM Centro per l’Arte Contemporanea, Milano

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 24/10/2016

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Milano, 21 luglio 2016, FM Centro per l’Arte Contemporanea, il nuovo polo per l’arte contemporanea e il collezionismo inaugurato lo scorso aprile ai Frigoriferi Milanesi, riapre la stagione espositiva il 26 ottobre con tre nuove mostre e un ciclo di incontri rivolti ai collezionisti.

 

NON-ALIGNED MODERNITY / MODERNITÀ NON ALLINEATA

Eastern-European Art and Archives from the Marinko Sudac Collection /

Arte e Archivi dell’Est Europa dalla Collezione Marinko Sudac

 

A cura di Marco Scotini, in collaborazione con Andris Brinkmanis e Lorenzo Paini

26 ottobre 2016 inaugurazione

27 ottobre – 23 dicembre 2016

 

 

Dopo l’ampia ricognizione de L’Inarchiviabile sull’arte italiana degli anni ’70, il programma espositivo di FM Centro per l’Arte Contemporanea prosegue con un secondo appuntamento ancora rivolto a una realtà meno nota e tutta da scoprire. Nonostante il prestigio internazionale di alcuni suoi rappresentanti abbiamo a che fare con una realtà pressoché sommersa ma che rappresenta un contributo eccezionale alla storia artistica della seconda metà del Novecento.

 

Non-Aligned Modernity non solo si rivolge all’arte dei paesi dell’Est-Europa ma cerca di indagare un capitolo anomalo e nient’affatto marginale di questa stessa storia, non inquadrabile né nell’ideologia del Blocco Sovietico, né nel modello liberista delle democrazie occidentali. Rileggere la scena artistica della ex-Jugoslavia nel tempo della Guerra Fredda, lungo i trent’anni che vanno dall’inizio degli anni ’50 all’inizio degli ’80, significa infatti confrontarsi con una costitutiva e irriducibile differenza culturale. Ciò ci permette di riaprire gli archivi della storia dell’arte, scalfendo e decostruendo la canonizzazione storiografica proposta dalla modernità occidentale, nella sua pretesa di universalismo, neutralità e autonomia estetica.

 

Con Non-Aligned Modernity FM Centro per l’Arte Contemporanea intende proseguire nella propria indagine sulla molteplicità culturale della modernità, ogni volta in relazione a un dato contesto geopolitico in cui questa si è declinata come modernità ‘locale’. In questa occasione lo fa attraverso una rilevante collezione privata sull’arte dell’Europa centrale sotto il Socialismo: la collezione Marinko Sudac, a sua volta anomala e “non allineata” all’idea di collezionismo classico, custodisce al suo interno non solo opere d’arte ma anche archivi e materiale documentale di straordinaria importanza storiografica. Una collezione che – nel corso degli anni – si è posta il compito di rintracciare tendenze artistiche radicali entro una coerente linea di avanguardia nelle aree dell’Europa Centro-Est.

 

 

 

 

 

 

La mostra Non-Aligned Modernity intende rileggere lo spazio culturale e artistico della ex-Jugoslavia come laboratorio complesso e interstiziale, sospeso tra l’Est e l’Ovest ma non completamente assimilabile a nessuno dei due fronti, consentendo di superare la visione dicotomica classica tra un’Europa e l’altra. Con il modello jugoslavo, in sostanza, la differenza non si pone più soltanto tra Est e Ovest ma anche all’interno del cosiddetto Est.

 

Di fatto, fin dall’origine della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia le idee progressive moderniste vedono il Socialismo come l’espressione radicale e sperimentale di queste stesse tendenze. Per cui all’indomani del ’48, in seguito alla rottura dell’alleanza con l’Unione Sovietica da parte di Tito e il ritiro della Jugoslavia dal Blocco dell’Est, si assiste anche ad un distacco dalle dottrine del realismo socialista. La Jugoslavia è la prima realtà dell’Est a presentare tendenze astrattiste in eventi artistici internazionali e a far guadagnare all’astrazione modernista uno status quasi-ufficiale, tanto attraverso i monumenti della rivoluzione sparsi un po’ ovunque quanto per mezzo dei padiglioni di rappresentanza nazionale. Ne sono esempi i lavori dello scultore Vojin Bakić e del Gruppo EXAT 51. Ma, senza dubbio, è ancora in Jugoslavia che compaiono le prime manifestazioni di arte concettuale dell’Europa Centrale, grazie ad una costellazione di figure “non allineate” e fuori dal sistema ufficiale dell’arte che prende il nome di Gruppo Gorgona e che ha pochi equivalenti tanto ad Est che ad Ovest.

 

Con il passaggio dalla politica dell’autogestione dei lavoratori degli anni ‘50 alle riforme di mercato del ‘65 anche l’Arte Concettuale diventa più critica e si sviluppa oltre che a Zagabria in altri poli culturali come Lubiana, Belgrado e Novi Sad per tutti gli anni Settanta con figure di primaria importanza, a partire dall’esperienza del collettivo d’avanguardia slovena OHO Group. Interventi urbani, contaminazioni grafiche, performance e video sono al centro delle pratiche dei gruppi Group of Six Artists, oltre a Bosch + Bosch, KOD,  Verbumprogram, eccetera.  A cui si aggiunge il rilievo individuale di alcune figure che ormai hanno raggiunto fama internazionale come Sanja Iveković, Marina Abramović, Mladen Stilinović, Goran Trbuljak, Tomislav Gotovac, Vlado Martek, Radomir Damnjanović Damnjan.

 

Se è vero che il fenomeno jugoslavo è per molti versi un caso a sé stante, è altrettanto vero che negli stessi anni ’70 l’arte concettuale ha una grande produzione nei paesi dell’Europa centrale: Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia, con cui gli stessi artisti jugoslavi hanno scambi e contatti, e in cui operano figure internazionali come Július Koller, Dora Maurer, Milan Grygar, Stano Filko, Rudolf Sikora, Jiří Valoch, Józef Robakowski.

 

Nell’intento di restituire questo quadro completo la mostra presenta 100 artisti con oltre 400 opere, alternando cornici concettuali geografiche ad altre di natura temporale, in cui non viene fatta alcuna gerarchizzazione tra opere e materiali d’archivio, in cui si interroga l’elemento documentale come tale. Tutto questo enfatizzando il carattere organico della stessa Collezione Marinko Sudac che viene presentata per la prima volta fuori dai paesi dell’Est Europa attraverso una grande campionatura di materiali: opere pittoriche, scultoree, fotografie, vinili, film, video, opere grafiche, artist’s books.

 

 

Gli artisti

 

Marina Abramović, Milan Adamčiak, Vojin Bakić, László Beke, Jerzy Bereś, Slavko Bogdanović, Bosch + Bosch Group, Eugen Brikcius, Boris Bućan, Dalibor Chatrný, Marijan Ciglić, Attila Csernik, Radomir Damnjanović Damnjan, Drago Dellabernardina, Boris Demur, Braco Dimitrijević, Nuša and Srečo Dragan, Miklós Erdélyi, EXAT 51, Eugel Feller, Stano Filko, Attalai Gábor, Ivo Gattin, Tibor Gáyor, Iztok Geister, Tomislav Gotovac, Gorgona Group, Milan Grygar, Vladimir Gudac, Gulyas Gyula, Károly Halász, Matjaž Hanžek, Miljenko Horvat, Sanja Iveković, Željko Jerman, Marijan Jevšovar, László Kerekes, Miroslav Klivar, Julije Knifer, Milan Knížák, J.H. Kocman, Kod Group, Běla Kolářová, Július Koller, Vladimir Kopicl, Ivan Kožarić, Jarosław Kozłowski, Naško Križnar, Andrzej Lachowicz, Katalin Ladik, László Lakner, Haris Laszlo, Natalia LL, Dimitrije Bašičević Mangelos, Vlado Martek, Slavko Matković, Dora Maurer, Karel Miler, Marijan Molnar, Antun Motika, Pécsi Műhely (Kismányoky Károly, Szijártó Kálmán), David Nez, Koloman Novak, Ladislav Novák, OHO Group, Géza Perneczky, Vladimir Petek, Ivan Picelj, Sándor Pinczehelyi, Marko Pogačnik, Jan Pokorný, Bogdanka Poznanović, Mirko Radojčić, Božidar Rašica, Red Peristyle, Józef Robakowski, Đuro Seder, Rudolf Sikora, Zdzisław Sosnowski, Aleksandar Srnec, Tamás St. Auby, Jan Steklik, Petr Štembera, Mladen Stilinović, Sven Stilinović, László Szalma, Bálint Szombathy, Slobodan Tišma, Raša Todosijević, TOK Group, Endre Tót, Desider Tóth, Goran Trbuljak, Jiří Valoch, Josip Vaništa, Verbumprogram, Peđa Vranešević, Zbigniew Warpechowski.

 

 

La Collezione Marinko Sudac

 

Attraverso la sua attività collezionistica Marinko Sudac, fondatore della piattaforma Museum of the Avant-garde (www.avantgarde-museum.com), si è rivolto all’esplorazione, alla ricerca e alla promozione di quelle pratiche d’avanguardia che dall’inizio del ‘900 fino alla caduta del Muro di Berlino sono state emarginate o rifiutate a causa di circostanze storiche, sociali e politiche. In questo modo la collezione è diventata una risorsa inesauribile per la ricerca e lo studio delle avanguardie europee per esperti, storici dell’arte e artisti da tutto il mondo. Opere della Collezione Marinko Sudac sono andate in prestito a musei quali la Tate Modern di Londra, il Museo d’Arte Moderna di Varsavia, il Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria, il Ludwig Múzeum – Museo d’Arte Contemporanea di Budapest, la Haus der Kunst di Monaco di Baviera e il Nottingham Contemporary.

 

Le mostre delle gallerie del Centro

 

Il 26 ottobre aprono all’interno di FM Centro per l’Arte Contemporanea anche altre due mostre: Laura Bulian Gallery inaugura una personale di Ugo La Pietra intitolata I gradi di libertà/The degrees of freedom, con un focus sulle opere create dall’artista negli anni ’70, mentre la Galleria Giorgio Persano – invitata nel temporary space – presenta Michele Zaza. Opere/Works 1970–2016 a cura di Elena Re. Questa importante mostra attraverserà i momenti salienti della ricerca espressiva di Zaza, a partire dagli esordi fino al più attuale contributo.

L’idea curatoriale è infatti quella di sottolineare la centralità dell’artista all’interno di un dibattito che si proietta nel tempo presente.

Oltre a un ampio numero di opere, verrà anche esposta una ricca selezione di documenti provenienti dall’Archivio dell’artista. Tanto che questa personale di Michele Zaza sarà un vero e proprio approfondimento – in linea con l’offerta culturale che la mostra L’Inarchiviabile/The Unarchivable ha messo in moto.

 

 

Altri eventi

 

A ottobre verrà presentato il catalogo della mostra L’Inarchiviabile/The Unarchivable. Italia anni ’70, e partirà un ciclo di incontri tematici esclusivi, riservati ai collezionisti, con approfondimenti su aspetti conservativi, di mercato, legali, e sulla gestione e valorizzazione delle collezioni.

 

 

 

FM Centro per l’Arte Contemporanea è un nuovo polo dedicato all’arte e al collezionismo che raccoglie in un unico contesto tutti i soggetti e le funzioni connesse alla conservazione e alla valorizzazione delle collezioni private e degli archivi d’artista. Situato all’interno dello storico complesso industriale dei Frigoriferi Milanesi, include un’area espositiva dedicata a collezioni italiane e internazionali, uno spazio per gallerie d’arte contemporanea, e una serie di archivi d’artista. Parallelamente, il centro promuove un programma di residenze per artisti e curatori gestito all’associazione FARE, cicli di incontri con i collezionisti e screening program.
La direzione artistica è affidata a Marco Scotini, che è affiancato da un advisory board di esperti internazionali che include Charles Esche (Director, Van Abbemuseum, Eindhoven), Hou Hanru (Direttore Artistico, MAXXI, Roma), Vasif Kortun (Director of Research and Program, SALT, Istanbul), Grazia Quaroni (Senior Curator / Head of Collections, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris), Enea Righi (collezionista, Bologna).

 

FM Centro per l’Arte contemporanea è promosso da Open Care (Gruppo Bastogi), l’unica società in Italia ad offrire servizi integrati per l’art advisory, la gestione e la conservazione dell’arte.

 

 

FM Centro per l’Arte Contemporanea

via Piranesi, 10 – 20137 Milano

info@fmcca.ithttp://www.fmcca.it

tel. +39 02 73981

 

Contatti stampa:

Franca Reginato

Rossella Tripodi

press@fmcca.it

tel. +39 02 73983231-3232

 

 

Federica Mutti | MOSTRA MACROCEFALA | 22 ottobre | Placentia Arte

Posted in docenti, Events by NABA Painting and Visual Arts on 18/10/2016

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Federica Mutti

MOSTRA MACROCEFALA

 

Di fronte alla macrocefalia del proprio operato, ci si spaventa.
Come si è giunti ad un simile strabordare?
Ci si soffermi sul costo della testa che ci è toccata in sorte.
Come ce la potremo permettere?

 

PLACENTIA ARTE presenta la mostra personale di Federica Mutti, che prosegue la propria analisi sul rapporto tra costruzione teorica e formalizzazione iconica.
Mostra macrocefala è l’apologia di un’indagine fortemente cerebrale, del fare arte praticamente ma secondo vie speculative. È una mostra che si auto-denuncia in quanto eccessivamente obbediente al capo, che si auto-analizza: Nove poesie macrocefale extra fondenti, una raccolta di analisi teoriche in versi, traccia l’architettura dell’intero percorso, custodendone i capisaldi, gli snodi più complessi e profondi, attraverso una forma che si auspica extra fondente – “incredibilmente facile a sciogliersi in bocca”, come si legge sul retro della copertina.

Mostra macrocefala segue la sperimentazione da parte dell’artista di una “mostra teorica” – quasi totalmente aniconica – concretizzatasi nella recente personale Sull’opera temperata (Ars arte+libri, Bergamo, 2016), della quale eredita alcuni elementi fondanti: Mano d’artista con il relativo dito-pettine e I corpi degli artisti temperati ci salutano caramente si innestano nell’apparato del progetto inedito, tracciandone alcune linee guida.
Se da un lato si afferma la possibilità di una ricerca cerebrale, dall’altro la mostra nella sua formalizzazione diviene un dispositivo nel quale, di fronte ai tentativi del capo di prevalere, il corpo poi avanza sempre.
Pur assumendo la consolidata diatriba tra mente e viscere nell’ambito della creazione come bacino teorico d’appartenenza, tutte le speculazioni di partenza, le analisi in versi e le costruzioni teoriche si traducono così in forme iconiche. Ne deriva un accumulo di riflessioni visive sulle modalità di scambio tra pubblico e privato, tra pensiero e immagine, tra chi esibisce e chi fruisce. Sono rapporti che si riconfigurano in continuazione, modulandosi di volta in volta secondo le implicazioni variabili di testa e corpo.

L’inginocchiatoio-pulpito è il novello palcoscenico: rimanda ad orazioni intime che diventano confessioni plateali, e viceversa. Sono le forme dello spettacolo contemporaneo, o di spettacoli assimilati di cui si hanno ineluttabili reminiscenze.
Ci si misura con le manie di onnipotenza che derivano dalla produzione e dalla riproduzione.
Lo scontro si estende, si contrappongono la riconoscibilità della forma e la comprensibilità dell’immagine. Mostra macrocefala adotta forme che insinuano il dubbio: si può dire d’aver compreso o ci si sente appagati dall’aver riconosciuto appena? Iconografie riconoscibili conducono a sentimenti di familiarità verso immagini mai incontrate prima.
Una minuscola scultura di testa chiude la Mostra macrocefala.
Capetto incorpora le fondamenta dell’intera mostra: una “solo testa” di reminiscenza classica si erge su una zolletta di zucchero. Si arroga il diritto di eludere le viscere. Ma poi si avvale della riproduzione che è documentazione, certificazione e/o celebrazione di presenza.
E si fa immagine, e si fanno immagini.
Il corpo poi avanza sempre.

 

CARTOGRAFIA CINESE – UN REGALO PER MARCO | Mao Tongqiang | 11 ottobre, ore 18.00 | FM Centro per l’Arte Contemporanea

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 07/10/2016

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FM Centro per l’Arte Contemporanea presenta

 

CARTOGRAFIA CINESE: UN REGALO PER MARCO…
CONFERENZA DI MAO TONGQIANG

 

Sala Carroponte
Frigoriferi Milanesi
Martedì 11 ottobre 2016 ore 18.00

 

 

Dopo la mostra inaugurale L’Inarchiviabile/The Unarchivable. Italia anni 70 e in attesa dell’opening della seconda grande mostra Non-Aligned Modernity/Modernità Non Allineata. Arte e Archivi dell’Est Europa dalla Collezione Marinko Sudac, che inaugurerà il 26 ottobre alle ore 18.00, FM Centro per l’Arte Contemporanea ospita una conferenza ancora dedicata al tema dell’archivio come pratica dell’arte contemporanea di un ospite internazionale.
Mao Tongqiang è fra gli artisti cinesi di fama internazionale più impegnati in una pratica artistica dalle implicazioni sociali, che utilizza metodologie archeologiche e che intende l’archivio come strumento artistico.
In questa conferenza presenta le sue ultime ricerche e grandi installazioni, delineando una cartografia della società cinese a partire dalla figura dell’esploratore Marco Polo.
Introduce la conferenza Marco Scotini, direttore artistico FM Centro per l’Arte Contemporanea.
Mao Tongqiang, nato nel 1960 a Yinchuan, Cina. Nel’1981, si è laureato in Arte all’Università di Ningxia. Dal 1984 al 1986, continua gli suoi studi in Pittura all’Accademia di Belle Arti a Zhengjiang (ora Accademia di Belle Arti della Cina). Vive e lavora tra Yinchuan e Pechino.
Dagli anni ‘90, il suo lavoro si concentra sul significato della vita umana in una società in cambiamento. Realizza la serie Death Files dove mette in discussione i concetti di umanità, società e politica. Nel 2008, crea le importanti serie: Strumenti, Certificati di proprietà, e Bibbie, raccogliendo interi archivi di “ready-made classici” che rappresentano i tre regni: il Cielo, la Terra e il Popolo, con cui esamina i problemi fondamentali di libertà, diritti umani e fede nella società cinese. Recentemente, Mao Tongqiang ha sviluppato ancora di più questi temi, con le serie: I Have a Dream, Famiglie e Archivi, seguendo una metodologia archeologica, con cui continua a produrre opere ed approfondire l’analisi sulla società cinese.
Ha tenuto mostre personali al Singapore Art Museum, China Art Archive and Warehouse, Wall Art Museum e Songzhuang Art Museum. Ha participato in importanti mostre collettive nazionali e internazionali al Bergen Art Museum, Groninger Museum, Deichtorhallen e Wuzhen 2016 Invitational Exhibition of International Contemporary Art.
FM Centro per l’Arte contemporanea è promosso da Open Care – società del Gruppo Bastogi – unica in Italia ad offrire servizi integrati per l’art advisory, la gestione e la conservazione dell’arte.

L’Anarchitetto e il Cinema | 7 ottobre 2016 | Milano Design Film Festival | Anteo Spazio Cinema

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 05/10/2016

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Aperto 2016 | 1-22 ottobre | Monno

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 30/09/2016

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Robert Todd | Lost Satellite | 10-12 ottobre

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 29/09/2016

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