NABA Painting and Visual Arts/What's going on?

PRIMA CHE LE PIANTE AVESSERO UN NOME | Uriel Orlow | a cura di Marco Scotini | 4 novembre, PAV Torino

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 31/10/2017

 

 

 

 

PRIMA CHE LE PIANTE AVESSERO UN NOME

Uriel Orlow

a cura di Marco Scotini

5 novembre 2017 – 18 marzo 2018

 

Sabato 4 Novembre alle ore 18, nella cornice di Artissima, il PAV Parco Arte Vivente presenta Prima che le Piante Avessero un Nome, mostra personale di Uriel Orlow. Curata da Marco Scotini, la mostra riporta l’artista in Italia dopo la personale Made / Unmade, tenutasi nel 2015 al Castello di Rivoli.

 

Il progetto si colloca nella linea di ricerca che il PAV dedica ai meccanismi di oppressione occidentale e alle strategie di resistenza indigene nel contesto coloniale, con tutta una serie di effetti nell’attuale capitalismo delle multinazionali. Un solco tracciato da Vegetation As a Political Agent (2014) a La Macchina Estrattiva (2017), nel quale il lavoro di Uriel Orlow s’inserisce con un’indagine a lungo termine sullo scenario sudafricano.
Come afferma Michel Foucault “la teoria della storia naturale non può essere dissociata da quella del linguaggio”. La conoscenza degli esseri non è scorporabile dalla possibilità di rappresentarli in un sistema di nomi. In qualsiasi cultura, dare un nome alle cose significa dominarle, così come, nel diritto, l’atto giuridico del nominare è una prerogativa esclusiva del soggetto che ne ha il potere. Se l’attribuzione di un nome, che non è mai un gesto neutrale, cela degli aspetti endemicamente coercitivi, questi risultano tanto più evidenti nei casi in cui l’oggetto della denominazione sia già in possesso di un nome. Il nome originale diventa così un campo di battaglia, un terreno di scontro tra la cultura che l’ha generato e gli agenti che intendono cancellarlo dalla storia.

Il colonialismo europeo veniva sia preceduto che fiancheggiato da importanti spedizioni botaniche. L’intento era quello di esplorare e classificare i nuovi territori e le loro risorse naturali, spianando così la strada a occupazione e sfruttamento. Il titolo di questa mostra cita l’installazione sonora What Plants Were Called Before They Had a Name, un glossario orale della vegetazione autoctona che ne elenca i nomi indigeni in diverse lingue africane, riscattando i meccanismi con cui i colonialisti avevano rinominato la flora locale, assimilandola al sistema di Linneo.

 

Nel suo complesso, il corpus delle opere esposte prende forma dalla ricerca svolta da Uriel Orlow tra Europa e Sud Africa; attraverso film, fotografie, installazioni e progetti sonori, l’artista delinea uno scenario che ha al centro l’idea del mondo botanico come palcoscenico di complesse e articolate dinamiche politiche.

Come nel caso di Unmade Film, Orlow propone nuovamente una sorta di narrazione esplosa, i cui frammenti, pur nella loro autonomia, gravitano attorno ad un nucleo centrale che ci rivela il complesso reticolo delle relazioni tra i diversi elementi della mostra. Per comprenderlo, nel video The Crown Against Mafavuke, Orlow ci conduce all’interno delle aule del Palazzo di Giustizia di Pretoria, dove nel 1940 si tiene il processo a carico di Mafavuke Ngcobo, guaritore tradizionale (inyanga) accusato dall’establishment bianco di “condotta non tradizionale”: i rimedi muthi di Mafavuke contenevano erbe locali, alcuni rimedi indiani e – qui si crea la controversia – elementi chimici e medicine occidentali. Il film esplora il confronto ideologico e commerciale tra due tradizioni mediche, diverse ma interconnesse, e il loro utilizzo delle piante, toccando le questioni del genere e del pregiudizio razziale. E mettendo in discussione le nozioni di purezza e origine in quanto tali.

 

Nel complesso mosaico delineato da Orlow, la narrazione del passato trova un’esatta controparte nella contemporaneità e nelle dinamiche che delineano la fase post-coloniale. Nella seconda parte dell’installazione video, intitolata Imbizo ka Mafavuke, si fa luce sulle strategie di spoliazione dei territori tipiche delle aziende multinazionali, denunciando come l’economia contemporanea porti avanti senza soluzione di continuità lo sfruttamento delle risorse naturali inaugurato in epoca coloniale.

 

All’interno delle iniziative previste per l’approfondimento della mostra Prima che le Piante Avessero un Nome le Attività Educative e Formative del PAV propongono PATCHWALKING che mette in luce la specificità dei diversi territori. Lo stesso territorio del PAV con le sue stratificazioni, da cascina agricola a sito industriale e poi parco d’arte, conserva la memoria del tempo e degli individui che l’hanno attraversato. Le migrazioni e gli spostamenti producono una continua contaminazione tra locale e globale, per cui le geografie e le culture si ridistribuiscono e mutano secondo criteri di ibridazione, adattabilità e incontro. In laboratorio, a partire dal valore simbolico della terra, che ciascuno è invitato a portare dal proprio luogo di appartenenza, e attraverso l’utilizzo di pigmenti colorati, viene prodotto un elaborato collettivo in cui l’esperienza materica con la terra dà vita a una mappatura organica fatta di tracce e traiettorie.

 

Per partecipare alle attività è necessaria la prenotazione:

011 3182235 – lab@parcoartevivente.it

 

 

Uriel Orlow vive e lavora tra Londra e Lisbona. La ricerca, la processualità e multidisciplinarietà sono elementi centrali nei suoi lavori, che includono video, fotografie, disegni e installazioni sonore. è conosciuto per i suoi film, performance-lecture e le sue installazioni modulari e multi-disciplinari pensati a partire da luoghi specifici e micro-storie che portano a convergere regimi d’immagine e modalità narrative talvolta molto diversi. Il suo lavoro è stato esposto in diversi contesti internazionali. Tra le mostre personali, ricordiamo quelle ospitate da Park Saint Léger, Pougues-les-Eaux; The Showroom, Londra; Castello di Rivoli, Torino; Depo, Instanbul; mentre le più importanti mostre collettive e manifestazioni alle quali ha preso parte includono contesti come la 54 Biennale di Venezia, Sharjah Biennal 13, Manifesta 9, 7th Moscow Biennial, Tate Britain, Whitechapel Gallery, ICA e Gasworks (Londra); Palais de Tokyo, Maison Popolare, Bétonsalon (Parigi), Kunsthaus Zürich, Charles Scott Gallery e molti altri. Orlow è professore associato presso l’Università di Westminster (Londra) e insegna alla University of the Arts, Zurigo.

 

 

 

La mostra, patrocinata dalla Città di Torino, è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT e della Regione Piemonte.

 

 

 

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Marco Scotini: Theatricality of Exhibitions: starting from Anren | Xi’An Academy of Fine Arts  | 20 ottobre 2017

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 18/10/2017

 

Il 20 ottobre 2017 Marco Scotini, Direttore del Dipartimento di Arti Visive NABA, terrà la conferenza Theatricality of Exhibitions: starting from Anren presso Xi’An Academy of Fine Arts (Shaanxi) in collaborazione con L-Art University. In questa occasione Scotini metterà a fuoco alcune componenti teatrali e drammaturgiche che presiedono le forme dell’exhibition making. Il concetto di esposizione verrà analizzato in quanto possibile stage dove le opere mettono in scena narrative di oggetti anziché attori. La performance, il video, gli audio pieces e gli archivi documentali dell’arte contemporanea hanno infatti trasformato il carattere dell’esposizione al pari degli spazi discorsivi che si aprono al suo interno, quali ad esempio i luoghi di dibattito e di reading performance. Pertanto, senza essere teatro nell’accezione classica del termine, l’esposizione diventa sempre più una piattaforma time-based.

La conferenza partirà da The Szechwan Tale. Teatro e Storia, la sezione che Scotini curerà per la prima edizione della Biennale di Anren. Avendo come riferimento L’Anima buona del Sezuan, opera teatrale di Bertolt Brecht, la sezione è appunto concepita come meta-teatro che decostruisce le forme classiche della rappresentazione separando il sipario dal backstage, e lo stage dall’audience, al fine di illuminare i caratteri con cui ogni mostra è costruita. Nel caso particolare Scotini si soffermerà sul rapporto tra Mei Lanfang, il grande e leggendario maestro dell’Opera di Pechino, e Bertolt Brecht.

Infine, Scotini approfondirà i temi della propria ricerca curatoriale più recente attraverso Too early Too late: Middle-East and Modernity (Bologna, 2015), Non aligned modernity(Milano/Budapest, 2016), The white hunter: African memories and representation (Milano, 2017), tutte mostre sul tema del rapporto con le culture non-occidentali.

Io, Luca Vitone | a cura di Luca Lo Pinto e Diego Sileo | 12.10.2017 | Pac, Milano

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 10/10/2017

 

Io, Luca Vitone

a cura di Luca Lo Pinto e Diego Sileo

INAUGURAZIONE  giovedì  12 ottobre ore 19.00 (su invito)

APERTURA AL PUBBLICO venerdì 13 ottobre – domenica 3 dicembre 2017

PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
Museo del Novecento
Chiostri di Sant’Eustorgio

In occasione della Tredicesima Giornata del Contemporaneo dedicata all’arte italiana, il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta Io, Luca Vitonela prima ampia antologica dedicata all’intensa e varia produzione dell’artista italiano nato a Genova nel 1964 e oggi di stanza a Berlino.

Promossa da Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC di Milano con Silvana Editoriale in collaborazione con i Chiostri di Sant’Eustorgio e con il Museo del Novecento, la mostra è curata da Luca Lo Pinto e Diego Sileo e apre in occasione della Tredicesima Giornata del Contemporaneo, indetta per sabato 14 ottobre 2017 da AMACI Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani di cui il PAC è socio fondatore dal 2003.

Partendo dall’architettura, fisica e storica, dei luoghi, Luca Vitone analizza una dimensione personale costruita attraverso la stratificazione di diversi linguaggi legati all’identità e alle radici del luogo stesso, sfidando le convenzioni della memoria labile e sbiadita. Come un viaggiatore curioso e instancabile, con uno spirito a metà tra l’anarchico e il nomade, il suo lavoro esplora i modi in cui i luoghi costruiscono la loro identità attraverso la cultura: arte, musica, architettura, politica e minoranze etniche.

Il progetto si estenderà inoltre alla città di Milano su due direttrici: una selezione di opere dell’artista, curata da Giovanni Iovine,  sarà installata all’interno dell’affascinante complesso museale dei Chiostri di Sant’Eustorgio – una delle basiliche più antiche di Milano fondata nel IV secolo – mentre l’installazione Wide City (1998), acquisita dal Comune di Milano nel 2004, verrà allestita per la prima volta al Museo del Novecento.

Ugo La Pietra | TEXTURED FIELD Signs and the Urban 1964/1972 | curated by Marco Scotini | 10 October | Studio Dabbeni, Lugano

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 09/10/2017

 

 

 

 

Ugo La Pietra TEXTURED FIELD Signs and the Urban

1964/1972

 

 

Curator Marco Scotini

 

 

From 11 October to 9 December 2017

Opening Tuesday, 10 October, from 6 to 8 p.m.

 

Ugo La Pietra,* after the sign-related  experiences developed within the Gruppo del Cenobio (1962/1963) and the Lepre Lunare (1964/65), from the mid-1960s has been using his own sign to explore the relations between  “disturbing  elements  within  a programmed  base”,  in  a series  of  pictorial  works  (canvases  and drawings), and in transparent methacrylate that is shaped by heating and etched when cold.

As  early  as  the  mid-1960s  Gillo  Dorfles  referred  to  these  works  as  “randomic”:  the  programming  of structural  areas  in  the  works  of  Ugo  La  Pietra  of  the  randomic  type,  that  is,  with  a  high  quotient  of randomness, haphazardness.…”.

These  visual  studies  can  clearly  be  referred  to  the  theory  of  the  Traducibilità  dei  nessi  intercorrenti

all’interno di una struttura urbana in visualizzazioni spaziali   (The Translatability of Interconnecting Links within an Urban Structure in Spatial Visualizations) (ed. ARES, 1969), where the artist uses many examples to describe how it is possible to read the urban structure by using the technique of macro scale visualizations “via formal elements reduced to small elements: points”.

This research would initially be presented in 1966 accompanied  by a catalogue at the Flaviana gallery in

Locarno.

Such studies, charaterized by a strong significant component, with respect to the rupture of the “programmed system”, would lead La Pietra, in the second half of the 1960s to develop his “theory of the unbalancing system”, a theory that would use disturbing elements to decipher the social and environmental rigidities of the  urban  structure  via  audio-visual  spaces,  installations,  and  performances.  A  theory  that  still  today represents one of the most original contributions to Conceptual art and Radical architecture.

 

The exhibition will present fifty works made between 1964 and 1972 (mixed media on canvas and paper, Indian ink on paper, methacrylate sheets, photomontages) and it will be accompanied by the publication of Ugo La Pietra, Campo tissurato, I segni e l’urbano, a cura di Marco Scotini,   Archive Books, Berlin, 280 pages, 19 x 26 cm.

 

We thank the Archives Ugo La Pietra, Simona Cesana, Lucio La Pietra

 

 

 

*Born in 1938 in Bussi sul Tirino (Pe) Lives and works in Milan

 

 

STUDIO DABBENI CORSO PESTALOZZI 1

CH-6901 LUGANO TEL 091 923 29 80

FAX 091 923 12 11

e-mail: studio.dabbeni@span.ch www.studiodabbeni.ch

 

Mercoledì – Venerdì

10.30 – 12.30 15.00 – 18.30

Sabato

10.30 – 12.00 15.00 – 17.00

Lunedì – Martedì su appuntamento