NABA Painting and Visual Arts/What's going on?

TOO EARLY TOO LATE – MIDDLE EAST AND MODERNITY | Pinacoteca Nazionale di Bologna, 22 gennaio ore 20

Posted in docenti, Events, Exhibition, Screening by NABA Painting and Visual Arts on 16/01/2015

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opening 22 gennaio ore 20

TOO EARLY TOO LATE

MIDDLE EAST AND MODERNITY

a cura di Marco Scotini

 

 

Pinacoteca Nazionale di Bologna

22 gennaio – 12 aprile 2015

 

 

 

Dopo il successo riscosso lo scorso anno dalla mostra Il Piedistallo Vuoto, dedicata all’ex-blocco sovietico, ArteFiera Collezionismi presenta, all’interno del proprio programma espositivo 2015, la più ampia rassegna mai realizzata in Italia sulla scena artistica medio-orientale: Too early, too late. Middle East and Modernity a cura di Marco Scotini, con la presenza di quasi sessanta artisti, oltre cento opere – provenienti dalle più prestigiose collezioni private italiane – e documenti storici, volti a indagare il rapporto dell’Oriente con la modernità occidentale e raccontare la complessa struttura sociale di un’“area culturale” in transizione.

 

Con il collasso dell’Unione Sovietica, il bipolarismo della Guerra Fredda sembra sia stato sostituito da una nuova dicotomia, quella tra Islam e Occidente, così come il vuoto lasciato dall’alternativa al capitalismo sembra sia stato colmato da identità nazionalistiche, etniche e religiose. Alla vecchia opposizione “politica” sarebbe subentrato piuttosto un “conflitto di civiltà”, a diversi regimi temporali, tra forme culturali arcaiche e avanzate, con l’idea di modernità (al-hadatha) quale discrimine: una modernità che ha rappresentato l’altra faccia delle strategie post-coloniali per il controllo delle nazioni arabe.

 

Vista l’urgenza della situazione geopolitica in atto, la mostra Too early, too late cerca di analizzare, attraverso l’arte, i luoghi comuni che hanno accompagnato nel tempo lo scontro e il confronto tra l’idea di una tradizione orientale (lenta e arretrata) rispetto alla modernità avanzata di matrice occidentale, tanto che, nel 1930 un emiro libanese come Shakib Arslan scriveva un testo dal titolo eloquente: Perché i musulmani sono in ritardo mentre altri sono in anticipo?

 

Medio Oriente è un termine geopolitico europeo coniato da un giornale inglese alla svolta del secolo scorso. Da allora ha continuato a esistere più come oggetto teorico che come regione geografica. Così viene assunto in Too early, too late per rappresentare un’area che si estende anche al Nord Africa, Caucaso e Asia Centrale, tanto più che il centro di gravità tende a spostarsi dal mondo arabo a quello turco-iranico: dall’Egitto all’Iraq e all’Arabia Saudita, così come ai margini del Kazakistan e dell’Afghanistan. Proprio a causa della loro particolare posizione, Istanbul e la Turchia rivestono nella mostra un ruolo cruciale quale porta d’Oriente, sia in senso geografico che politico, con la Repubblica di Ataturk del 1924.

 

L’esposizione, nella visione curatoriale, non tenta di registrare o riscrivere una storia, pur confrontandosi con un ampio spettro di accadimenti epocali, né di affrontare in una prospettiva post-orientalista i codici visivi e linguistici delle rappresentazioni dell’Oriente da parte dell’Occidente. Too Early, Too Late cerca di ricostruire l’incontro dell’Occidente con il mondo musulmano e, concentrandosi sulla scena artistica contemporanea, si posiziona intorno a un preciso “punto topografico”, da cui osservare quest’area aprendo a una costellazione tematica che articola lo spazio espositivo e discorsivo della mostra attraverso una serie di concatenamenti.

 

A partire dal ritrovamento dell’unica copia rimasta dei filmati di Tel al Zaatar (1977), una co-produzione palestinese e italiana, diretta tra gli altri dal regista radicale, amico di Godard, Mustafa Abu Ali e preservata nel magazzino dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) per gli ultimi 36 anni.

 

Attraverso il quadro tracciato dal “Taccuino Persiano” di Michel Foucault, incaricato, all’indomani dell’insurrezione iraniana, di scrivere una serie di reportage per il Corriere della Sera quale inviato speciale a Teheran. Come voce dissidente rispetto al coro occidentale che aveva visto nella rivoluzione del ‘79 un colpo d’arresto allo slancio della modernità mediorientale, Foucault asseriva che ormai era la modernizzazione a rappresentare, già in se stessa, un “arcaismo”, e cioè che la modernità, come principio di trasformazione sociale, appariva adesso “una cosa del passato”.

 

Fino al titolo della mostra Too early, too late, tratto dal film sull’Egitto di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet Trop tôt/Trop tard del 1981 che ridefinisce i confini negoziabili del tempo storico. Vero e proprio capolavoro della storia del cinema, il film si concentra sulle lotte contadine della Francia del 1789 e dell’Egitto del 1952. Diviso tra la campagna bretone e quella egiziana, nella prima parte una voce fuori campo legge il testo di una lettera di Engels a Karl Kautsky del 1897 a proposito di ciò che rimane della rivoluzione francese. Nella seconda parte viene recitato un frammento dalla postfazione del libro La lutte des classes in Égypt de 1945 à 1968 di due autori arabi che scrivono sotto lo pseudonimo di Mahmoud Hussein (Maspero, 1969). Per tutto il film la nota coppia di cineasti cerca di inquadrare l’orizzonte della campagna deserta trovando un punto di vista ideale tra il cielo e la terra, lì dove Engels avrebbe precisato “se la Comune del 1793 con le sue aspirazioni di fraternità è venuta troppo presto, Babeuf a sua volta è giunto troppo tardi”.

 

Uno dei pochi film in cui si è tentato di filmare il vento (Serge Daney), così la metafora di questo secondo capitolo espositivo, che ne Il Piedistallo Vuoto era lo spettro, è ancora una forza invisibile, qualcosa che c’è ma non si vede: dal vento che scuote gli alberi della campagna prima francese poi egiziana, nelle sequenze di Straub-Huillet, al vento dei processi rivoluzionari che rovescia l’ordine della storia. Una revisione dello sguardo sull’Oriente, invenzione dell’immaginario coloniale occidentale, offre, in un segmento spazio-temporale differente, quello della mostra, una diversa narrazione, tra percorsi di dominio e di emancipazione.

 

Too early, too late occuperà gli spazi delle esposizioni temporanee della Pinacoteca Nazionale di Bologna ma si estenderà anche all’interno delle prestigiose collezioni del Trecento (da Vitale da Bologna alle scuole tardogotiche). Questo per sottolineare il fatto che Bologna “la dotta” era tra le cinque città (con Parigi, Oxford, Avignone e Salamanca) in cui il Concilio di Vienne del 1312 decise l’istituzione delle cattedre di arabo, ebraico e siriaco, ovvero le basi dell’orientalismo nell’Occidente cristiano. Ma la data che segna l’irruzione della modernità nel campo discorsivo del pensiero musulmano coincide con l’impresa Napoleonica in Egitto (1798), quando Bonaparte sbarcò col suo esercito per esplorare il Paese. Ricostruzioni documentarie e materiali originali d’archivio si alternano a opere d’arte di natura installativa, fotografica e filmica, in modo tale da poter marcare alcuni passaggi fondamentali delle vicende culturali e politico-sociali di questa progressiva occidentalizzazione dell’Oriente – dall’introduzione dello ‘stato-nazione’ all’importazione delle spettacolari istituzioni museali negli Emirati Arabi – attraverso alcune testimonianze storiche per interrogare la produzione artistica e culturale più recente, proiettando la macchina espositiva in una pluralità di tempi, spazi e narrazioni.

 

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione edita da Mousse Publishing in cui oltre a un intervista con Jean-Marie Straub sul film che dà il titolo al progetto compaiono numerosi contributi degli artisti sulla loro visione del rapporto con l’Occidente, insieme a un saggio di Hamadi Redissi e un testo critico del curatore Marco Scotini.

 

L’esposizione è stata resa possibile grazie alla consulenza curatoriale di Lorenzo Paini e ai prestiti delle maggiori collezioni private italiane, tra cui la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, la Collezione Enea Righi, Collezione La Gaia di Torino, Fondazione Giuliani, Fondazione Fotografia Modena, Collezione Agiverona, Collezione Palmigiano, Fondazione Nomas, Fondazione Videoinsight.

 

Artisti:

Lida Abdul, Mustafa Abu Ali, Bisan Abu Eisheh, Etel Adnan, Vyacheslav Akhunov, Can Altay, Omar Amiralay, Ayreen Anastas, Said Atabekov, Kutlug Ataman, Fikret Atay, Kader Attia, Vahap Avsar, Mahmoud Bakhshi, Gabriele Basilico, Neil Beloufa, CANAN, Céline Condorelli, Dina Danish, Cem Dinlenmiş, Peter Friedl, Rene Gabri, Sadhi Ghadirian, Yervan Gianikian – Angela Ricci Lucchi, Barbad Golshiri, Mona Hatoum, Malak Helmy, Emily Jacir, Khaled Jarrar, Lamia Joreige, Alimjan Jorobaev, Hiwa K., Hassan Khan, Abbas Kiarostami, Taus Makhacheva, Mona Marzouk, Ahmed Mater, Sabah Naim, Moataz Nasr, Navid Nuur, Walid Raad, Koka Ramishvili, Hany Rashed, Mario Rizzi, Ahmed Sabry, Roy Samaha, Hrair Sarkissian, Ariel Schlesinger, Hassan Sharif, Wael Shawky, Ahlam Shibli, Eyal Sivan, Jean Marie Straub-Danièle Huillet, Jinoos Taghizadeh, Lawrence Weiner, Mohanad Yaqubi, Amir Yatziv, Akram Zaatari.

Deimantas Narkevičius “Da Capo” | 10 January – 15 February, 2015 | MSU, Museum of Contemporary Art Zagreb

Posted in docenti, Events, Exhibition, Screening by NABA Painting and Visual Arts on 07/01/2015

His-story_1998_Courtesy_Deimantas Narkeviu010Dius and  Museum  of Contemporary Art Zagreb

 

Deimantas Narkevičius “Da Capo”

10 January – 15 February, 2015

MSU, Museum of Contemporary Art Zagreb

Av. Dubrovnik 17, Zagreb, Croatia

Curated by Marco Scotini in collaboration with Radmila Iva Janković

www.msu.hr

 

The Museum of Contemporary Art (MSU) in Zagreb presents the first major solo exhibition of the Lithuanian artist and filmmaker Deimantas Narkevičius in Croatia. “Da Capo” is the final step of a cycle of three exhibitions, held between 2013 and 2014 in Museo Marino Marini in Florence and Le Magazin in Grenoble: each with a different curator, concept and display, developed anew for the specific location.

 

This station of “Da Capo” exhibition is curated by Marco Scotini in collaboration with MSU curator Radmila Iva Janković and it will bring together some of Deimantas Narkevičius’ major filmic works, that have brought him to international recognition (such as Once in the XX Century, The Head, Energy Lithuania, etc.), the sculptures from his early artistic career, as well as his latest sound installations. His most recent audio work, Sad songs of War realized through the Public Program project of Manifesta in St Petersburg, will be presented to Croatian audience for the first time.

 

The Italian expression Da Capo, is a sign that derives from the language of music and opera. In a musical sheet, Da Capo indicates part of the composition to be repeated from the beginning. Narkevičius uses this expression in its original meaning, but also alludes to the looped motion of the video, and more specifically relates it to his particular concept of history of the post-Soviet societies.

 

The great importance of Narkevičius’ work lays in the fact that he is one of those few to have examined, perhaps more radically than others, the very nature of the history (or the order of time) after the ’89. There is a constitutive anachronism that insinuates in all of his works and not just because of the use of found footage or archival materials. In fact, his most recognized videos, beginning with his fundamental work His-story, which is part of MSU collection, put into action a transposition of hic et nunc into the past, of the now into then. In each piece, a different set of strategies to achieve this is used (including the use of outdated technology) and those allow the simultaneous existence of multiple time planes. His work is not dealing with the idea of historical investigation or the disorientation after its presumed end. In Narkevičius there is always a return, not to the actual past, but rather to a condition of the possibility of such past. That is why his work never quotes, but rather repeats this temporary disconnection, reiterating the difference.

 

Being one of the most acclaimed Lithuanian artists and a true master of the post ‘89 artists’ generation, his works have been recently exhibited at the Museum of Contemporary Art (MCA), Chicago; the Museum of Modern Art, New York and the New Museum, New York. Deimantas Narkevičius (born 1964, Utena, Lithuania) lives and works in Vilnius. He has represented Lithuania at the 49th Venice Biennale in 2001 and exhibited at the 50th Venice Biennale in 2003 in “Utopia Station”. He has shown his works at numerous group and solo exhibitions (The Center Pompidou, Paris; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; Van Abbemuseum, Eindhoven among others).

 

On the occasion of “Da Capo” exhibition, the first comprehensive publication on the filmic production of Deimantas Narkevičius will be published, edited by Marco Scotini with the support of Museo Marini in Florence and in collaboration with MSU Zagreb. “Da Capo. Fifteen Films” (Archive Books, Berlin) is a book constructed following the example of Chris Marker’s “Commentaires” and it will include contributions from eminent art critics, sociologists and curators, including Alfonsas Andriuškevičius, Boris Buden, Ana Devic, Brigitte Franzen, Charles Esche, Maria Lind, Raimundas Malašauskas, Laura McLean-Ferris, Joanna Mytkowska, Philippe Pirotte, Gerald Raunig, Jean-Pierre Rehm, Dieter Roelstraete, Alberto Salvadori, Jan Verwoert, Andrea Viliani.

 

His-story, 1998

Courtesy: Deimantas Narkevičius and Museum of Contemporary Art Zagreb.