NABA Painting and Visual Arts/What's going on?

Céline Condorelli | bau bau | 10 dicembre | HangarBicocca, Milano

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 10/12/2014

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HangarBicocca presenta bau bau, la mostra personale di Céline Condorelli,

 

11 dicembre 2014 – 10 maggio 2015

 

Preview per la stampa Mercoledì 10 dicembre ore 11

Inaugurazione Mercoledì 10 dicembre ore 19

 

HangarBicocca, lo spazio per l’arte sostenuto da Pirelli, presenta bau bau, la prima mostra personale in Italia di Céline Condorelli che comprende oltre venti opere tra cui installazioni, sculture e video realizzati tra il 2008 e il 2014, oltre a una selezione di scritti dell’artista. A cura di Andrea Lissoni, la mostra si tiene negli spazi dello “Shed” dall’11 dicembre al 10 maggio, proponendo una selezione fra le opere più significative dell’artista che durante il suo percorso si è distinta per la capacità di interpretare le relazioni tra l’arte e l’architettura, lo spazio e il contesto storico-sociale, attraverso un approccio performativo e di coinvolgimento. Una nuova opera, nata da un’inedita collaborazione con l’innovativo Polo Tecnologico Pirelli di Settimo Torinese, riporta al tema dei processi di produzione e alla loro influenza sulle relazioni umane e sul contesto circostante.

Giovedì 19 marzo, inoltre, il pianista John Tilbury terrà un concerto all’interno della mostra, interagendo direttamente con le opere. L’evento fa parte di una serie di iniziative live concepite appositamente per i progetti espositivi di HangarBicocca.

 

bau bau è la prima mostra dedicata a Céline Condorelli che rende conto della sua attività poliforme che comprende arte, architettura, curatela, design, scrittura e insegnamento.

La sua attitudine trasversale l’ha infatti portata a riconsiderare tanto la cultura dell’arte e del design proveniente da un tradizione italiana, come quella di Bruno Munari, quanto il solco dell’arte concettuale e in particolare quella relazionale degli anni Novanta del secolo scorso.

L’artista ha concepito l’allestimento della mostra dispiegando nello spazio e nei vari oggetti che la raccontano, come testi informativi per il pubblico e didascalie, i suoi singolari tratti poliedrici, interagendo con tutte le professionalità dell’istituzione e creando una specifica congruenza tra i contenuti, la veste grafica e l’apparato allestitivo e comunicativo. E spiega: “c’è un intero mondo nell’ombra di ogni risultato”.

 

Attraverso l’utilizzo di molti e differenti media, come la scultura, il video, l’installazione, Céline Condorelli ha concepito la mostra come un contesto in cui gli oggetti e il pubblico attivano la coesistenza di idee e funzionalità.

Le sue opere abitano come strutture semi-funzionali lo spazio ex-industriale di HangarBicocca dove piccoli ma radicali interventi alterano la struttura del luogo in profondità. L’intero “Shed” è soggetto a una variazione di tempi e di luci che ne scandiscono una nuova temporalità. L’artista forza e modifica i limiti architettonici funzionali dell’edificio (porte e finestre) e si concentra sulle strutture di uso comune come le tende, le sedute, le lampade per alludere alla perdita di confini tra il tempo del lavoro e il tempo dello svago.

 

Il percorso si sviluppa intorno a due aree delineate da tende, un motivo ricorrente nel lavoro dell’artista: una illuminata da luce naturale e da ritmi di luce in grado di riprodurre la diversa intensità solare fin dall’alba, area che rappresenta il “giorno”, e una caratterizzata da una maggiore oscurità, la “notte”.

 

La divisione tra i due ambienti – luce e buio, bianco e nero – è in relazione diretta con due opere presenti in mostra: White Gold (2012) che rimanda alle ricerche dell’artista sulla produzione del cotone in Egitto nei primi anni del Novecento (la cui pianta era chiamata “oro bianco d’Egitto”), e la nuova produzione per HangarBicocca che fa riferimento all’impiego del nero di carbone o nerofumo, da cui il titolo dell’opera Nerofumo (2014), componente alla base della produzione degli pneumatici Pirelli. Support Structure, Red (2012-2014), è un’ideale “struttura di sostegno” delle due opere: installata nel centro della mostra, funge da display delle fonti su cui si basano le ricerche dell’artista sul cotone e sulla gomma, funzionando come una sorta di indice o di atlante di documenti, fotografie e frammenti visivi riferiti alle opere stesse.

 

La nuova opera prodotta da Céline Condorelli in collaborazione con la fabbrica Pirelli di Settimo Torinese, parte da una riflessione dell’artista sui processi produttivi di uno pneumatico, sui materiali impiegati durante la sua lavorazione e sulle persone coinvolte in tale sviluppo. Il Polo Industriale di Settimo Torinese, che rappresenta lo stabilimento tecnologicamente più avanzato ed efficiente del gruppo Pirelli nel mondo, con un corpo centrale progettato dall’architetto Renzo Piano, ha costituito il contesto ideale di eccellenza innovativa e tecnologica in cui l’artista ha agito “fisicamente”. Condorelli da una parte è intervenuta nel processo di sviluppo per alterarne il prodotto finale, dall’altra ha documentato i materiali e le persone che hanno partecipato alla creazione dell’opera. Il risultato è un’installazione, dal titolo Nerofumo (2014), articolata in più elementi e composta da documenti storici dell’archivio della Fondazione Pirelli, pneumatici alterati e tracce che attraversano lo spazio di HangarBicocca, una testimonianza ideale del processo avvenuto.

 

Molti lavori presenti in mostra sfidano la relazione fra arte e quotidianità e rendono labile il confine tra l’aura dell’opera e una sua possibile funzionalità. Le opere in bau bau propongono occasioni di seduta, riposo, riflessione, ascolto, conversazione, condivisione, suggerendo aggregazione e scambio tra le persone. Gli oggetti e i mobili diventano altro: un tavolo è anche una scala; una scultura è un’ambiente per fare crescere piante.,

The Weird Charismatic Power That Capitalism Has For Teenagers (to Johan Hartle), 2014 per esempio, si presta alla conversazione a due o quattro; la costruzione The Double and the Half (to Avery Gordon), 2014 è un assemblaggio costituito da diversi piani d’appoggio e di condivisione che offre una veduta inedita verso l’esterno dell’edificio, proiettando i limiti della mostra all’esterno.

 

Il titolo della mostra rimanda da una parte all’aspetto ludico legato al suono “bau bau” dell’abbaiare del cane, dall’altra al significato etimologico della parola bau che nella lingua tedesca significa costruzione. Coniugando questi due piani, che richiamano tanto all’esperienza del Bauhaus (un riferimento storico importante per l’artista) quanto all’immagine dell’animale, bau bau (costruzione in costruzione) rimanda all’idea di processo specifica di tutto il suo lavoro. baubau è inoltre il titolo dell’opera presentata nel 2014 al GfZK di Lipsia (Germania), dove Céline Condorelli trasformò una delle sale del museo in un bar. La sua insegna lampeggiante è collocata sulle mura esterne dello spazio espositivo di HangarBicocca.

 

Il lavoro di Céline Condorelli fa riferimento ai concetti di sostegno e amicizia, intesi come relazioni essenzialmente politiche, di alleanza e responsabilità, che influiscono sulle diverse modalità di lavoro collettivo. Relazioni che si concretizzano attraverso elementi culturali e economici, fisici e sociali che l’artista stessa ha definito “Support Structures” (strutture di sostegno). “Support Structures” è anche il titolo di una sua pubblicazione, che verrà ristampata per l’occasione da Sternberg Press.

 

Céline Condorelli (1974) vive e lavora tra Londra e Milano. Il suo lavoro è stato esposto in numerose istituzioni artistiche tra cui l’Artist Space di New York (2009), il SALT di Istanbul (2012), il Project Arts Centre di Dublino e la Grazer Kunstverein (entrambe nel 2013). Nel 2010 ha esposto alla biennale europea d’arte contemporanea Manifesta 8, mentre nel 2014 la Chisenhale Gallery di Londra e il Van Abbemuseum di Eindhoven le hanno dedicato due mostre personali. Céline Condorelli co-fondatrice dell’artists-run space Eastside Projects (Birmingham, UK), nato nel 2009, presso il quale ha curato anche diverse mostre tra cui Curtain Show (2010) e Puppet Show (2013). Nel 2009 ha scritto e curato il libro Support Structures e recentemente ha pubblicato The Company She Keeps (2014). Negli anni l’artista è stata lecturer presso diverse istituzioni accademiche e dal 2012 insegna alla NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano.

 

Il programma espositivo di HangarBicocca

L’esposizione bau bau di Céline Condorelli si colloca all’interno del programma di mostre firmato da Vicente Todolí insieme ad Andrea Lissoni. Il progetto espositivo è presentato in concomitanza con la mostra personale di Joan Jonas, a cura di Andrea Lissoni, allestita fino 1 febbraio 2015. Il calendario di HangarBicocca del 2015 proseguirà con le mostre di Juan Muñoz (aprile 2015), Damián Ortega (giugno 2015) e Philippe Parreno (ottobre 2015).

 

HangarBicocca

HangarBicocca, lo spazio per l’arte contemporanea sostenuto da Pirelli, è il naturale proseguimento di una lunga tradizione di attenzione verso la cultura, la ricerca e l’innovazione che accompagna l’azienda fin dalla sua fondazione avvenuta oltre 140 anni fa. Grazie all’impegno di Pirelli, HangarBicocca rende accessibile al pubblico una programmazione di alto livello e una serie di attività per ragazzi e famiglie, ed è diventato ormai un punto di riferimento per Milano e per il pubblico internazionale.

 

Scheda info

Artista                                                            Céline Condorelli

 

Titolo                                                              bau bau

 

A cura di                                                        Andrea Lissoni

 

Inaugurazione                                                Mercoledì 10 dicembre 2014, ore 19.00

 

Periodo di mostra                                          dal 11 dicembre 2014 al 10 maggio 2015

 

Luogo                                                             HangarBicocca, Via Chiese 2 Milano

 

Orari                                                              Giovedì – Domenica dalle 11.00 alle 23.00

 

Ingresso                                                         Gratuito

 

Eventi Collaterali                                           Concerto di John Tilbury il 19.03.2015

 

Laboratori                                                      Per bambini tutti i weekend (11.15 – 15.30)

 

Tel per il pubblico                                          02.6611.1573

 

Info per il pubblico                                         info@hangarbicocca.org|www.hangarbicocca.org

Ufficio Stampa

Angiola Maria Gili | tel. 3356413100 | angiola.gili.ex@hangarbicocca.org

Stefano Zicchieri | tel.3346160366 | stefano.zicchieri@hangarbicocca.org

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GIANNI COLOMBO | 6 dicembre 2014 | Galleria Monica De Cardenas | a cura di Marco Scotini

Posted in docenti, Events, Exhibition, Screening by NABA Painting and Visual Arts on 01/12/2014

colombo

GIANNI COLOMBO

 

Galleria Monica De Cardenas

a cura di Marco Scotini

Inaugurazione sabato 6 dicembre 2014 ore 18

Mostra: 6 dicembre 2014 – 7 febbraio 2015

Orario: da martedì a sabato 15 – 19

 

Monica De Cardenas è lieta di annunciare un’importante retrospettiva dedicata all’opera di Gianni Colombo (1937- 1993) presso la propria sede di Zuoz, in un momento di grande riscoperta internazionale dell’artista milanese.

Come ha affermato recentemente Olafur Eliasson a proposito di Colombo: “oggi la grande rilevanza e l’importanza del suo lavoro” non sta tanto nei suoi “risultati formali” quanto “sulle conseguenze” o gli effetti che esso è in grado di produrre. Di fatto, più che un catalogo di forme o una collezione di oggetti di carattere minimalista, Colombo ha prodotto negli anni una notevole raccolta di dispositivi: macchine percettive, congegni intermutabili, campi di forze. Opere, cioè, che si impongono per il loro funzionamento piuttosto che per il regime di segni che mettono in scena. La precedenza della natura performativa su quella rappresentativa, che è al centro delle opere di Gianni Colombo, definisce il carattere singolare e anticipatore della sua intera ricerca.

Tra i protagonisti dell’arte cinetica internazionale e, successivamente, tra i maggiori esponenti della tendenza ambientale, Colombo coniuga la ricerca spaziale di Fontana con una matrice surrealista originaria che, nella mutabilità e nel movimento, introduce sorpresa e straniamento. Al centro del suo lavoro c’è lo spettatore: tanto la sua partecipazione diretta quanto il suo coinvolgimento psichico. Dunque, non solo lo spettatore inteso come statuto teorico, secondo l’accezione di Duchamp, bensì lo spettatore concreto, nella sua realtà fisica e sensoriale. I monocromi bianchi e pulsanti di Colombo, oppure quelli ruotanti, così come gli ambienti luminosi e quelli architettonici, decostruiscono continuamente le attitudini percettive e comportamentali del soggetto che è chiamato a interagire con essi.

La mostra di Zuoz è pensata come una retrospettiva a scala ridotta. Tutte le tipologie di opere che hanno accompagnato la produzione di Colombo compaiono per campioni essenziali: dalle prime ceramiche degli anni ’50 (Intermutabile) ai rilievi tattili manipolabili (In-Out), dalle strutture ad animazione elettromeccanica (Strutturazione Pulsante) alle sculture luminose (Cromostruttura) fino agli ambienti percorribili e deformati, ai cubi metallici sospesi e agli ‘spazi curvi’ degli anni ’90. Il percorso espositivo inizia con un nucleo di opere centrali nella sua produzione degli anni ’70: la grande scultura nera Bariestesia, ambientale e percorribile, che sfida gli stati di equilibrio del corpo; assieme ad essa sono esposti i coevi Spazio Elastico neri su legno, in cui lo spettatore può spostare a piacere i fili elastici bianchi della superficie del quadro, dando origine ogni volta a pattern diversi. Una sala, infine, è dedicata alle sculture luminose con le caleidoscopiche Cromostruttura e le 0-220 Volt che modulano l’intensità luminosa.

Molte sono le opere in mostra che portano il titolo Spazio Elastico, pur nelle differenti fenomenologie che negli anni hanno assunto. Questo comun denominatore sottolinea uno dei principali concetti che Colombo ha condiviso con Lygia Clark: l’elasticità come sfida alla rigidità e alla gravità. Cioè, una continua destituzione dello spazio e delle sue rappresentazioni.

 

Gianni Colombo nel 1959 fonda il Gruppo T a Milano assieme a Giovanni Anceschi, Gabriele De Vecchi, Davide Boriani e Grazia Varisco con cui partecipa al movimento dell’Arte Programmatica e di Nouvelle Tendance. Partecipa alle mostre capitali degli anni ’60 da Bewogen Beweing (Stedelijk Museum 1961) a Lo Spazio dell’Immagine (1967) e Vitalità del Negativo (1970). Nel 1968 è invitato alla Biennale di Venezia e a Documenta 4. Recentemente i suoi lavori sono stati esposti alla Biennale di Sydney (2008) e alla Biennale di Venezia (2011). Nel 2009 il Castello di Rivoli ha dedicato a Gianni Colombo una grande retrospettiva.

 

IMMAGINE: Gianni Colombo con Spazio Elastico – cubi semoventi Foto: Oliviero Toscani, dettaglio Courtesy: Archivio Gianni Colombo
 

Galleria Monica De Cardenas

Chesa Albertini

Via Maistra 41

CH – 7524 Zuoz / St Moritz Tel +41 81 8688080 www.monicadecardenas.com info@monicadecardenas.com