NABA Painting and Visual Arts/What's going on?

Armando Lulaj – a cura di Marco Scotini – Milano

Posted in Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 03/03/2011

Armando Lulaj /Nessuna Pietà

a cura di Marco Scotini

Inaugurazione: 21 Marzo, ore 18.00
fino al 14 Maggio 2011

Galleria Artra, Via Burlamacchi, 1, Milano

> www.artragallery.com
> Click here for the english version: Eng Nessun Pietà-Artra

Con la mostra Nessuna Pietà l’artista albanese Armando Lulaj torna presso la Galleria Artra dopo la sua prima personale del 2006. La mostra, che inaugura lunedì 21 marzo, è un ulteriore appuntamento con la scena artistica est-europea a cui la Galleria Artra ha deciso di dedicare la stagione espositiva in corso. Dopo le personali di Koka Ramishvili, Pavel Braila e Deimantas Narkevicius, quella di Armando Lulaj non è tanto una riflessione sulla difficile eredità del passato socialista quanto una registrazione del trauma dell’incontro con il presente. Reduce dall’ultima Biennale di Berlino, Armando Lulaj (Tirana, 1980) è da sempre l’autore di una messa in scena dell’antagonismo e delle dinamiche della competizione: del loro “sistema di crudeltà”. La visualizzazione lucida del conflitto tra rapporti di forza e relazioni di potere è al centro della sua pratica artistica. Dietro i suoi simboli plastici dell’autorità, l’enigmaticità delle sue foto e dei suoi video, così come dietro le allegorie violente delle sue azioni performative c’è sempre un gap, uno scarto, qualcosa di indeterminato che va decifrato. L’antagonismo in Lulaj prende sempre forma all’interno di processi performativi che vivono nella contingenza di atti e azioni, indipendentemente dal fatto che essi vengano registrati dalla videocamera o realizzati in presa diretta di fronte allo spettatore. Il conflitto si dà come disarticolazione di un ordine esistente, come reazione tra due campi opposti e come processo di mutamento, infine. Qualcosa si dissolve e qualcos’altro trionfa. Come non ricordare, da un lato, la stella rossa che brucia nella notte di Living in Memory (2004) e, dall’altro, la mano con le dita listate di nero che fa il simbolo della vittoria nei billboards di Playcracy (2002)? C’è sempre bisogno, cioè, che la realtà possa dispiegarsi come una “prova”: come l’insorgere di circostanze in grado di far precipitare una serie di casi singolari in un evento.
Tipico della strategia artistica di Lulaj è registrare lo scontro diretto tra modelli ideali e fatti sensibili, tra segni e significati, fini e mezzi, ragione e storia, potere e vita. Se nel video Problems with relationships (2005),
presentato alla Biennale di Berlino, un cavallo sottomesso con la forza cadeva a terra in un rituale ambiguo e sospeso, ora nell’ampia mostra milanese tutte le opere sono concepite come differenti articolazioni di un’unica macchina di costrizione. Il corpo umano, la vita sono l’oggetto di un immane congegno di cattura che, come recita il titolo della mostra, non lascia più spazio ad alcuna possibilità di partecipazione all’infelicità altrui, a nessuna pietà. Dispositivi biometrici di controllo quale l’impronta digitale dell’autore riprodotta al neon (Middle finger of my writer hand, 2011). Metodi arcaici di tortura re-inscenati come nella grande foto in bianco e nero che riproduce il corpo di un giovane teso tra quattro cavalli per essere squartato (The other one 2011) e che ricorda il Damiens dell’inizio di “Sorvegliare e Punire”. Foto di operai con pallottole in bocca (Act 2011). Slogan d’interdizione come il lungo neon When you come here What you see here What you hear here When you leave here Leave it here (2009).
La mostra Nessuna Pietà è il logico dispiegamento di tutte queste figure di un vecchio e nuovo teatro dell’assoggettamento che qui trova il proprio compimento nella scritta al neon di cinque metri che campeggia sulla parete centrale della galleria. La frase è la ben nota “Arbeit Macht Frei” e il profilo è quello del cancello di Auschwitz-Birkenau realizzato per mano dei priogionieri stessi nel 1940. Attraverso un minimo espediente la frase risulta rovesciata e il modo in cui possiamo leggerla è esattamente quello dell’internato. Non aveva scritto Agamben che proprio il campo è la matrice nascosta, il nómos dello spazio politico in cui ancora viviamo?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: