NABA Painting and Visual Arts/What's going on?

PERCHÉ NON SONO RIUSCITO MAI A NUOTARE HO DECISO DI VOLARE | 10-11 novembre

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 06/11/2017

 

PERCHÉ NON SONO RIUSCITO MAI A NUOTARE HO DECISO DI VOLARE.

PER BERT THEIS

Per mantenere viva e approfondire l’eredità artistica di Bert Theis, 

Isola Art Center in collaborazione con FM Centro per l’Arte Contemporanea e Naba – Nuova Accademia di Belle Arti 

organizza una serie di eventi che nell’arco di due giorni vedranno incontri con approfondimenti teorici, 

esposizioni e possibilità di incontro coinvolgendo tutti coloro che hanno conosciuto Bert.

 

 

Per l’occasione si terranno lectures da parte di studiosi, curatori e direttori delle più importanti esposizioni internazionali e istituzioni museali che hanno avuto la possibilità di collaborare a stretto contatto con Bert nel corso della genesi e realizzazione di alcune delle sue opere più note (Potemkin Lock, 1995, Biennale di Venezia / Philosophical Platform, 1997, Skulpture.Projekte Münster / Dialectical Leap, 1998, Manifesta 2 Luxembourg-Treviri / European Pentagon. Safe & Sorry Pavilion, 2007, Place de l’Europe Lussemburgo).
Le lectures affronteranno gli elementi teorici e critici più rilevanti delle opere di Bert, nonché la loro importante rilevanza per l’attualità, sottolineando il profondo legame alla base del suo lavoro tra un approccio filosofico rigoroso e una pratica artistica capace di confrontarsi con i temi politici e sociali del suo tempo. Così come il suo impegno attivo, sempre attraverso l’arte, nel coltivare utopie concrete in contesti reali quali, ad esempio, Isola Art Center, Isola Pepe Verde e RiMaflow.
Sarà approfondito anche il profondo rapporto tra Bert e le nuove generazioni di artisti che con lui hanno potuto collaborare nell’ambito di esperienze come quella di Isola Art Center, ed anche il suo approccio all’insegnamento e il rapporto con i suoi studenti.
Una serie di eventi più informali saranno invece mirati a ricordare la figura di Bert attraverso una serie di interventi e testimonianze di chi lo ha conosciuto, ma anche per discutere, confrontarsi e riflettere insieme su come far germogliare i semi da lui piantati mantenendo viva la sua importante eredità.

 

 

 

VENERDÌ 10 NOVEMBRE

ORE 14.00 / 17.00

FM CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA / SALA CARROPONTE

Giornata di studi con la partecipazione di

Christian Bernard / Piero Gilardi / Enrico Lunghi / Gerald Raunig / Marco Scotini / Tiziana Villani

 

L’incontro sarà preceduto da un focus a cura di Elvira Vannini su OperaViva

Magazine con approfondimenti a corredo di tutto l’evento.

 

ORE 19.00

 FEDERICO BIANCHI CONTEMPORARY ART

via Carlo Imbonati 12, 20159 Milano

Mostra a cura di Angelo Castucci per Isola Art Center con lavori di artisti delle

nuove generazioni che hanno interagito con Bert Theis nell’ambito dell’esperienza di IAC.

Barbara Barberis / Fabrizio Bellomo / Kristina Borg / Paolo Caffoni / Serio Collective / Marco Colombaioni / Irene Coppola / 

Giuseppe Fanizza / Edna Gee / Valentina Maggi Summo / Sara Marchesi / Renk Ozer Sarp / Pierfabrizio Paradiso / Edith Poirier / 

Luca Pozzi / Matteo Rubbi / Mirko Smerdel / Camilla Topuntoli / santomatteo / Fernanda Uribe

 

 

SABATO 11 NOVEMBRE

ORE 11.00 / 13.00

FM CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA / SALA CARROPONTE

Seconda parte e chiusura della giornata di studi con

 Hou Hanru / Evelyne Jouanno / Marco Senaldi 

 

ORE 13.00 / 17.00

FM CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA / SALA CARROPONTE

Pranzo a cura di Isola Pepe Verde con talk, proiezioni, testi e altri contributi di

artisti, amici, attivisti, curatori, studiosi e studenti

 

ORE 18.00 

RIMAFLOW / Fabbrica Recuperata

via Boccaccio 1, 20090 Trezzano sul Naviglio

Evento conclusivo con inaugurazione della nuova sala conferenze dedicata a

Bert Theis presso la fabbrica recuperata RiMaflow.

 

Inaugurazione Sala Utopia con lavori nati dalla collaborazione tra IAC e RiMaflow

di Edith Poirier, Barbara Barberis, Serio Collective e Nikolay Oleynikov

Brindisi e visite guidate a cura di RiMaflow

Spaghettata e  DJ-set

 

 

 

Isola Art Center e FM Centro per l’Arte Contemporanea, Milano

in collaborazione con NABA – Nuova Accademia di Belle Arti, Milano.

 

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PRIMA CHE LE PIANTE AVESSERO UN NOME | Uriel Orlow | a cura di Marco Scotini | 4 novembre, PAV Torino

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 31/10/2017

 

 

 

 

PRIMA CHE LE PIANTE AVESSERO UN NOME

Uriel Orlow

a cura di Marco Scotini

5 novembre 2017 – 18 marzo 2018

 

Sabato 4 Novembre alle ore 18, nella cornice di Artissima, il PAV Parco Arte Vivente presenta Prima che le Piante Avessero un Nome, mostra personale di Uriel Orlow. Curata da Marco Scotini, la mostra riporta l’artista in Italia dopo la personale Made / Unmade, tenutasi nel 2015 al Castello di Rivoli.

 

Il progetto si colloca nella linea di ricerca che il PAV dedica ai meccanismi di oppressione occidentale e alle strategie di resistenza indigene nel contesto coloniale, con tutta una serie di effetti nell’attuale capitalismo delle multinazionali. Un solco tracciato da Vegetation As a Political Agent (2014) a La Macchina Estrattiva (2017), nel quale il lavoro di Uriel Orlow s’inserisce con un’indagine a lungo termine sullo scenario sudafricano.
Come afferma Michel Foucault “la teoria della storia naturale non può essere dissociata da quella del linguaggio”. La conoscenza degli esseri non è scorporabile dalla possibilità di rappresentarli in un sistema di nomi. In qualsiasi cultura, dare un nome alle cose significa dominarle, così come, nel diritto, l’atto giuridico del nominare è una prerogativa esclusiva del soggetto che ne ha il potere. Se l’attribuzione di un nome, che non è mai un gesto neutrale, cela degli aspetti endemicamente coercitivi, questi risultano tanto più evidenti nei casi in cui l’oggetto della denominazione sia già in possesso di un nome. Il nome originale diventa così un campo di battaglia, un terreno di scontro tra la cultura che l’ha generato e gli agenti che intendono cancellarlo dalla storia.

Il colonialismo europeo veniva sia preceduto che fiancheggiato da importanti spedizioni botaniche. L’intento era quello di esplorare e classificare i nuovi territori e le loro risorse naturali, spianando così la strada a occupazione e sfruttamento. Il titolo di questa mostra cita l’installazione sonora What Plants Were Called Before They Had a Name, un glossario orale della vegetazione autoctona che ne elenca i nomi indigeni in diverse lingue africane, riscattando i meccanismi con cui i colonialisti avevano rinominato la flora locale, assimilandola al sistema di Linneo.

 

Nel suo complesso, il corpus delle opere esposte prende forma dalla ricerca svolta da Uriel Orlow tra Europa e Sud Africa; attraverso film, fotografie, installazioni e progetti sonori, l’artista delinea uno scenario che ha al centro l’idea del mondo botanico come palcoscenico di complesse e articolate dinamiche politiche.

Come nel caso di Unmade Film, Orlow propone nuovamente una sorta di narrazione esplosa, i cui frammenti, pur nella loro autonomia, gravitano attorno ad un nucleo centrale che ci rivela il complesso reticolo delle relazioni tra i diversi elementi della mostra. Per comprenderlo, nel video The Crown Against Mafavuke, Orlow ci conduce all’interno delle aule del Palazzo di Giustizia di Pretoria, dove nel 1940 si tiene il processo a carico di Mafavuke Ngcobo, guaritore tradizionale (inyanga) accusato dall’establishment bianco di “condotta non tradizionale”: i rimedi muthi di Mafavuke contenevano erbe locali, alcuni rimedi indiani e – qui si crea la controversia – elementi chimici e medicine occidentali. Il film esplora il confronto ideologico e commerciale tra due tradizioni mediche, diverse ma interconnesse, e il loro utilizzo delle piante, toccando le questioni del genere e del pregiudizio razziale. E mettendo in discussione le nozioni di purezza e origine in quanto tali.

 

Nel complesso mosaico delineato da Orlow, la narrazione del passato trova un’esatta controparte nella contemporaneità e nelle dinamiche che delineano la fase post-coloniale. Nella seconda parte dell’installazione video, intitolata Imbizo ka Mafavuke, si fa luce sulle strategie di spoliazione dei territori tipiche delle aziende multinazionali, denunciando come l’economia contemporanea porti avanti senza soluzione di continuità lo sfruttamento delle risorse naturali inaugurato in epoca coloniale.

 

All’interno delle iniziative previste per l’approfondimento della mostra Prima che le Piante Avessero un Nome le Attività Educative e Formative del PAV propongono PATCHWALKING che mette in luce la specificità dei diversi territori. Lo stesso territorio del PAV con le sue stratificazioni, da cascina agricola a sito industriale e poi parco d’arte, conserva la memoria del tempo e degli individui che l’hanno attraversato. Le migrazioni e gli spostamenti producono una continua contaminazione tra locale e globale, per cui le geografie e le culture si ridistribuiscono e mutano secondo criteri di ibridazione, adattabilità e incontro. In laboratorio, a partire dal valore simbolico della terra, che ciascuno è invitato a portare dal proprio luogo di appartenenza, e attraverso l’utilizzo di pigmenti colorati, viene prodotto un elaborato collettivo in cui l’esperienza materica con la terra dà vita a una mappatura organica fatta di tracce e traiettorie.

 

Per partecipare alle attività è necessaria la prenotazione:

011 3182235 – lab@parcoartevivente.it

 

 

Uriel Orlow vive e lavora tra Londra e Lisbona. La ricerca, la processualità e multidisciplinarietà sono elementi centrali nei suoi lavori, che includono video, fotografie, disegni e installazioni sonore. è conosciuto per i suoi film, performance-lecture e le sue installazioni modulari e multi-disciplinari pensati a partire da luoghi specifici e micro-storie che portano a convergere regimi d’immagine e modalità narrative talvolta molto diversi. Il suo lavoro è stato esposto in diversi contesti internazionali. Tra le mostre personali, ricordiamo quelle ospitate da Park Saint Léger, Pougues-les-Eaux; The Showroom, Londra; Castello di Rivoli, Torino; Depo, Instanbul; mentre le più importanti mostre collettive e manifestazioni alle quali ha preso parte includono contesti come la 54 Biennale di Venezia, Sharjah Biennal 13, Manifesta 9, 7th Moscow Biennial, Tate Britain, Whitechapel Gallery, ICA e Gasworks (Londra); Palais de Tokyo, Maison Popolare, Bétonsalon (Parigi), Kunsthaus Zürich, Charles Scott Gallery e molti altri. Orlow è professore associato presso l’Università di Westminster (Londra) e insegna alla University of the Arts, Zurigo.

 

 

 

La mostra, patrocinata dalla Città di Torino, è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT e della Regione Piemonte.

 

 

 

Marco Scotini: Theatricality of Exhibitions: starting from Anren | Xi’An Academy of Fine Arts  | 20 ottobre 2017

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 18/10/2017

 

Il 20 ottobre 2017 Marco Scotini, Direttore del Dipartimento di Arti Visive NABA, terrà la conferenza Theatricality of Exhibitions: starting from Anren presso Xi’An Academy of Fine Arts (Shaanxi) in collaborazione con L-Art University. In questa occasione Scotini metterà a fuoco alcune componenti teatrali e drammaturgiche che presiedono le forme dell’exhibition making. Il concetto di esposizione verrà analizzato in quanto possibile stage dove le opere mettono in scena narrative di oggetti anziché attori. La performance, il video, gli audio pieces e gli archivi documentali dell’arte contemporanea hanno infatti trasformato il carattere dell’esposizione al pari degli spazi discorsivi che si aprono al suo interno, quali ad esempio i luoghi di dibattito e di reading performance. Pertanto, senza essere teatro nell’accezione classica del termine, l’esposizione diventa sempre più una piattaforma time-based.

La conferenza partirà da The Szechwan Tale. Teatro e Storia, la sezione che Scotini curerà per la prima edizione della Biennale di Anren. Avendo come riferimento L’Anima buona del Sezuan, opera teatrale di Bertolt Brecht, la sezione è appunto concepita come meta-teatro che decostruisce le forme classiche della rappresentazione separando il sipario dal backstage, e lo stage dall’audience, al fine di illuminare i caratteri con cui ogni mostra è costruita. Nel caso particolare Scotini si soffermerà sul rapporto tra Mei Lanfang, il grande e leggendario maestro dell’Opera di Pechino, e Bertolt Brecht.

Infine, Scotini approfondirà i temi della propria ricerca curatoriale più recente attraverso Too early Too late: Middle-East and Modernity (Bologna, 2015), Non aligned modernity(Milano/Budapest, 2016), The white hunter: African memories and representation (Milano, 2017), tutte mostre sul tema del rapporto con le culture non-occidentali.

Io, Luca Vitone | a cura di Luca Lo Pinto e Diego Sileo | 12.10.2017 | Pac, Milano

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 10/10/2017

 

Io, Luca Vitone

a cura di Luca Lo Pinto e Diego Sileo

INAUGURAZIONE  giovedì  12 ottobre ore 19.00 (su invito)

APERTURA AL PUBBLICO venerdì 13 ottobre – domenica 3 dicembre 2017

PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
Museo del Novecento
Chiostri di Sant’Eustorgio

In occasione della Tredicesima Giornata del Contemporaneo dedicata all’arte italiana, il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta Io, Luca Vitonela prima ampia antologica dedicata all’intensa e varia produzione dell’artista italiano nato a Genova nel 1964 e oggi di stanza a Berlino.

Promossa da Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC di Milano con Silvana Editoriale in collaborazione con i Chiostri di Sant’Eustorgio e con il Museo del Novecento, la mostra è curata da Luca Lo Pinto e Diego Sileo e apre in occasione della Tredicesima Giornata del Contemporaneo, indetta per sabato 14 ottobre 2017 da AMACI Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani di cui il PAC è socio fondatore dal 2003.

Partendo dall’architettura, fisica e storica, dei luoghi, Luca Vitone analizza una dimensione personale costruita attraverso la stratificazione di diversi linguaggi legati all’identità e alle radici del luogo stesso, sfidando le convenzioni della memoria labile e sbiadita. Come un viaggiatore curioso e instancabile, con uno spirito a metà tra l’anarchico e il nomade, il suo lavoro esplora i modi in cui i luoghi costruiscono la loro identità attraverso la cultura: arte, musica, architettura, politica e minoranze etniche.

Il progetto si estenderà inoltre alla città di Milano su due direttrici: una selezione di opere dell’artista, curata da Giovanni Iovine,  sarà installata all’interno dell’affascinante complesso museale dei Chiostri di Sant’Eustorgio – una delle basiliche più antiche di Milano fondata nel IV secolo – mentre l’installazione Wide City (1998), acquisita dal Comune di Milano nel 2004, verrà allestita per la prima volta al Museo del Novecento.

Ugo La Pietra | TEXTURED FIELD Signs and the Urban 1964/1972 | curated by Marco Scotini | 10 October | Studio Dabbeni, Lugano

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 09/10/2017

 

 

 

 

Ugo La Pietra TEXTURED FIELD Signs and the Urban

1964/1972

 

 

Curator Marco Scotini

 

 

From 11 October to 9 December 2017

Opening Tuesday, 10 October, from 6 to 8 p.m.

 

Ugo La Pietra,* after the sign-related  experiences developed within the Gruppo del Cenobio (1962/1963) and the Lepre Lunare (1964/65), from the mid-1960s has been using his own sign to explore the relations between  “disturbing  elements  within  a programmed  base”,  in  a series  of  pictorial  works  (canvases  and drawings), and in transparent methacrylate that is shaped by heating and etched when cold.

As  early  as  the  mid-1960s  Gillo  Dorfles  referred  to  these  works  as  “randomic”:  the  programming  of structural  areas  in  the  works  of  Ugo  La  Pietra  of  the  randomic  type,  that  is,  with  a  high  quotient  of randomness, haphazardness.…”.

These  visual  studies  can  clearly  be  referred  to  the  theory  of  the  Traducibilità  dei  nessi  intercorrenti

all’interno di una struttura urbana in visualizzazioni spaziali   (The Translatability of Interconnecting Links within an Urban Structure in Spatial Visualizations) (ed. ARES, 1969), where the artist uses many examples to describe how it is possible to read the urban structure by using the technique of macro scale visualizations “via formal elements reduced to small elements: points”.

This research would initially be presented in 1966 accompanied  by a catalogue at the Flaviana gallery in

Locarno.

Such studies, charaterized by a strong significant component, with respect to the rupture of the “programmed system”, would lead La Pietra, in the second half of the 1960s to develop his “theory of the unbalancing system”, a theory that would use disturbing elements to decipher the social and environmental rigidities of the  urban  structure  via  audio-visual  spaces,  installations,  and  performances.  A  theory  that  still  today represents one of the most original contributions to Conceptual art and Radical architecture.

 

The exhibition will present fifty works made between 1964 and 1972 (mixed media on canvas and paper, Indian ink on paper, methacrylate sheets, photomontages) and it will be accompanied by the publication of Ugo La Pietra, Campo tissurato, I segni e l’urbano, a cura di Marco Scotini,   Archive Books, Berlin, 280 pages, 19 x 26 cm.

 

We thank the Archives Ugo La Pietra, Simona Cesana, Lucio La Pietra

 

 

 

*Born in 1938 in Bussi sul Tirino (Pe) Lives and works in Milan

 

 

STUDIO DABBENI CORSO PESTALOZZI 1

CH-6901 LUGANO TEL 091 923 29 80

FAX 091 923 12 11

e-mail: studio.dabbeni@span.ch www.studiodabbeni.ch

 

Mercoledì – Venerdì

10.30 – 12.30 15.00 – 18.30

Sabato

10.30 – 12.00 15.00 – 17.00

Lunedì – Martedì su appuntamento

Non-aligned Modernities: Curatorship and Multiplicity of the Local Cultures | Marco Scotini | Tsinghua University, Beijing | 25.09.2017

Posted in Senza categoria by NABA Painting and Visual Arts on 20/09/2017

 

Il 25 Settembre 2017, Marco Scotini, Direttore del Dipartimento di Arti Visive di Naba, terrà la conferenza “Non-aligned Modernities: Curatorship and Multiplicity of the Local Cultures”, su invito di Su Dan (direttore di Accademia delle belle arti di Tsinghua University, Pechino) e di Chen Anying (direttore del dipartimento di storia dell’arte).

Durante l’incontro si affronterà il rapporto tra egemonia occidentale nell’arte contemporanea e le altre culture su scala globale all’interno della pratica dell’exhibition making attuale. Scotini si soffermerà inoltre sulla sua ricerca curatoriale personale attraverso le mostre Too early Too late: Middle-East and Modernity (Bologna, 2015), Non aligned modernity(Milano/Budapest, 2016), The white hunter: African memories and representation (Milano, 2017).

Marco Scotini darà anche un’anticipazione della mostra concepita per la prima biennale di Anren: The Sechwan Tale: Theatre and History che aprirà il 27 ottobre. Quindi si focalizzerà sulla forma di presentazione e di auto-rappresentazione culturale del Middleast, dell’Africa, della Cina e dell’ex blocco sovietico.

Questa per l’università di Pechino è la prima di una serie di conferenze che Scotini terrà in diverse istituzioni cinesi tra 2017 e 2018 quali Accademia di Xi’an, Università di Yinchuan, Accademia di Sichuan a Chongqing.

 

On September 25th 2017, Marco Scotini, head of Naba’s Visual Arts department, will hold the conference “Non-aligned Modernities: Curatorship and Multiplicity of the Local cultures”, on invitation of Su Dan (director of the Academy of Fine Arts of Tsinghua University, Beijing) and Chen Anying (director of the Department of Art History).

During the meeting, he will face the relationship between Western hegemony in contemporary art and other cultures on a global scale within the practice of the current exhibition making. Scotini will focus also on his personal curatorial research through the exhibitions too early too late: Too early Too late: Middle-East and Modernity (Bologne, 2015), Non aligned modernity (Milan/Budapest, 2016), The white hunter: African memories and representation (Milan, 2017).

Marco Scotini will also give an insight of the exhibition conceived for the first Anren Biennale: The Sechwan Tale: Theatre and History that opens on October 27th. Thus, he will focus on the form of presentation and self-representation of the Middleast, Africa, China and the former Soviet union.

This is the first of a series of conferences at the University of Beijing that Scotini will hold in several Chinese institutions between 2017 and 2018 such as Academy of Xi’an, University of Yinchuan, Sichuan Academy in Chongqing.

Anren Biennale | Today’s Yesterday | October 28, 2017–February 28, 2018

Posted in docenti, Events, Exhibition, Screening by NABA Painting and Visual Arts on 04/09/2017

 

The 1st Anren Biennale will take place from October 28, 2017 until February 28, 2018 in the well preserved town of Anren, Chengdu. Under the general title Today’s Yesterday, with the artistic direction by Lu Peng, the Anren Biennale brings together four different exhibition projects by Chinese and international curators with more than 120 participating artists.

The Szechwan Tale: Theatre and History curated by Marco Scotini

The Szechwan Tale. Theatre and History, focuses on the relationship between theater (as the space of masks) and history (as a plot in the making). There are two topics underlying the choice of this section. The first is the location Sichuan, as the fictional background of The Good Person of Szechwan by Bertolt Brecht (1940). The other is the Rent Collection Courtyard (1964) sculptural piece hosted in the city of Anren. They concern the ongoing dialogue, between the East and the West, between the past and the present, around finding in theatrical play a series of references, contaminations, exchanges and fictional or real projections.

Artists: Cornelius Cardew, Céline Condorelli, Chto Delat/What is to be done?, Peter Friedl, Stano Filko, Yervant Gianikian and Angela Ricci Lucchi, Piero Gilardi, Lisl Ponger, Dan Graham, Joan Jonas, Ilya & Emilia Kabakov, William Kentridge, Julius Koller, Mao Tongqiang, Michelangelo Pistoletto, Qiu Zhijie, Rithy Panh, Pedro Reyes, Santiago Sierra, Sun Xun, Wael Shawky, Jean-Marie Straub & Danièle Huillet, Marko Tadić, Ulla Von Brandenburg, Clemens Von Wedemeyer & Maya Schweizer, Wei Minglun, Yang Yuanyuan, Mei Lanfang and the Russian Proletarian Theatre (research curator Andris Brinkmanis)

Crossroads curated by Liu Ding, Carol Lu Yinghua

intends to reiterate an irresolvable dilemma. It is not impossible to gain emotional comfort by returning to the past, or to predict the future by detecting signs of historical circles. Neither is moving forward a horizon to count on. Crossroads is skepticism towards escapes, solutions and the long-termed objectives. This exhibition aims to recognize and provide a gaze at a situation of confusion and of being in the center yet having no way out.

ArtistsDaniel García Andújar, Adam Avikainen, Paul Chan, Yorkson (Yimin Chen), Paul Drissen, Karsten Födinger, Marina Gioi, Jos de Gruyter & Harald Thys, Lukáš Jasanský and Martin Polák, Jia Chun, Stanya Kahn, Inmi Lee, Simon Leung, Lin Gang, Lin Yilin, Lu Zhiqiang, Tomáš Rafa, Grace Schwindt, Yuan Yunsheng, The Phantom Modern (curated by Yongwoo Lee; participated by artists including Jae Oon Rho, SoYoung Kim/Kim Jeong, Jane Jin Kaisen, Kyung-man Kim)

A Future That Never Returns curated by Liu Jie, Lu Jing

The section designs s a virtual perspective of future, and takes a gesture of memory-hunting, clinging to and writing down the maze of contemporary history. Based on the humanity history and the site-specificity of Anren, following the time-and-space nodes which are closely connected with the modernization in China—such as rise of Western Learning Spreading to the East, this exhibition unfolds the contemporary art’s discussion on “time.”

Artists: Chen Qiulin, Chen Zhe, Feng Li, Li Lang, Li Qing, Liang Shaoji, Liao Fei, Liu Chuanhong, Na Yingyu, Ma Haijiao, Mr.d.mouse (Zhou Hang), Qiu Anxiong, Qiu Hongfeng, Wang Chuan, Wu Ding, Xu Bacheng, Zhang Tianjun

The Rthetoric of Family Tree curated by Lan Qingwei, Du Xiyun

The focus of the exhibition is to demonstrate the cultural family tree based on the perception of different individuals and the unique methodology and aestheticisms of the artists,discussing the historical cause of the current situation and foresee the possible problems in the future by an artistic method and perspective.

Artists: Art Education Group (Zhang Bin,Ye Hongtu), Chen Xi, Fang Lijun, Fengfeng, Gao Brothers (Gao Zhen, Gao Qiang), Guo Wei, He Dan, He Duoling, He Gong, Huang Rui, Hong Lei, Li Bo, Li Luming, Li Yongzheng, Li Zhanyang, Ma Jun, Meng Baishen, Meng Huang, Mu Huan, Jiang Jie, Jing Kewen, Shen Xiaotong, Shu Qun, Sui Jianguo, Wang Guangyi, Wang Jianwei, Wang Yigang, Xie Xiaoze, Xu Bing, Yang Mian, Ye Yongqing, Yue Minjun, Zhan Wang, Zhang Dali, Zhang Xiaotao, Zhang Wenrong, Zhang Wanxin, Zhang Xiaogang, Zhang Zhaoying, Zhou Chunya, Zhu Jia, Zhu Xi

Marco Scotini nominato curatore alla Anren Biennale

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 19/07/2017

 

Marco Scotini, Direttore del Dipartimento di Arti Visive NABA, è tra i curatori di Today’s Yesterday, la I edizione di Anren Biennale, diretta da Lü Peng, che si terrà da ottobre 2017 a febbraio 2018 in Cina, nell’antica città di Anren. La sezione curata da Scotini, The Szechwan Tale – Theatre and History, si focalizza sul rapporto tra il teatro (come spazio della maschera) e la storia (nel suo farsi concreto). Due motivi sono all’origine della scelta tematica della sezione. Il primo è il luogo stesso della biennale, il Sichuan, come sfondo fittizio di una delle opere più popolari e mature della drammaturgia di Bertolt Brecht: L’anima buona del Sezuan del 1940.  L’altro è il famoso complesso plastico in creta di 114 figure in scala reale ospitato nella città di Anren e dal titolo Rent Collection Courtyard del 1964. In entrambi i casi, e pur nelle differenze, si tratta di un dialogo tra Oriente e Occidente, tra passato e presente che non ha cessato, e non cessa, di trovare nello stesso gioco teatrale (di maschere e smascheramenti) una serie di rimandi, contaminazioni, scambi e proiezioni fittizie o reali. Come è noto, il grande drammaturgo tedesco, pur non essendo mai stato in Cina, ha proiettato molte delle sue parabole sceniche e testi poetici in ambiente cinese, da Linea di condotta (1930) a Il cerchio di gesso del Caucaso (1943-45), a Legend of the origin of the book tao-te-ching on lao-tsu’s road into exile. Oltre a ciò Brecht ha attribuito la sua tecnica dell’“estraniamento” del suo teatro didattico all’arte scenica tradizionale cinese. Dall’altro lato l’opera dell’Accademia di Sichuan, Rent Collection Courtyard, con tutte le sue figure a dimensione naturale e la sua articolazione per scene narrative, unisce procedure plastiche locali con il realismo scultoreo occidentale. Non è un caso che proprio un artista come Cai Guo-Qiang nella Biennale di Venezia del 1999, curata da Harald Szeemann, abbia ricondotto tutto il complesso di Rent Collection Courtyard in Occidente, lasciandolo incompiuto.

Un altro dei motivi, e forse il più importante, che collega L’anima buona del Sezuan con Rent Collection Courtyard, e che costituisce il cuore dell’esposizione curata da Scotini, fa riferimento diretto al contenuto dei due lavori e al gioco dei ruoli che le maschere mettono in scena. Nel caso del dramma brechtiano la protagonista per adempiere alla propria missione di affermazione del bene sociale è costretta ad assumere due ruoli nello stesso personaggio, a scegliere il male per praticare il bene, a passare continuamente da donna a uomo, cambiando maschera in tempo reale, come nella tradizione dell’opera di Sichuan che prende nome Bian Lian. Dall’altra parte il gruppo scultoreo Rent Collection Courtyard è stato una sorta di manifesto della lotta di classe, un diorama della vecchia società che rifletteva lo sfruttamento e la lotta di classe nella campagna cinese, il re-enactment di una serie di scene in cui si passa dalla sottomissione dei contadini miserabili che pagavano le tasse al feudatario fino all’eroica sequenza finale di resistenza e insorgenza.

 

L’esposizione tratterà tutti questi argomenti all’interno di una sorta di meta-teatro in cui una serie di artisti internazionali e cinesi forniranno una decostruzione degli strumenti della macchina teatrale, quali il pubblico, il sipario, l’attore (l’automa, il puppet, il teatro delle ombre), i costumi e la scenografia (ambiente mutabile e immutabile), il testo e la musica, come metafora di altrettanti fenomeni sociali e del loro carattere storico.

Il curatore si servirà di tecniche teatrali per mettere in scena l’esposizione facendo ricorso a uno dei principali assunti di Brecht per cui il mondo può diventare oggetto della rappresentazione a patto di essere presentato come qualcosa che può essere cambiato.

 

Inoltre sarà presente una sezione dedicata al rapporto tra teatro costruttivista russo e Mei Lanfang a cura di Andris Brinkmanis.

 

La lista degli artisti sarà ufficializzata a inizio settembre.

 

Asja Lācis archives e Alberto Grifi | 10.06 – 19.09 | Documenta 14, Kassel

Posted in docenti, Events, Exhibition, Screening by NABA Painting and Visual Arts on 08/06/2017

 

 

 

Venerdì 10 giugno, dopo la tappa di Atene Learning from Athens, apre a Kassel, fino al 19 settembre, la 14 edizione di Documenta, una delle più prestigiose manifestazioni d’arte contemporanea al mondo. Il Direttore artistico Adam Szymczyk ha invitato Andris Brinkmanis, Course Leader del Triennio in Pittura e Arti Visive, e Marco Scotini, Direttore del Dipartimento di Arti Visive, a partecipare con un progetto di ricerca e uno screening program alle numerose attività che caratterizzeranno i 100 giorni di apertura della mostra.

 

Andris Brinkmanis, in collaborazione con Mara Kimele, Beata Paškevica e Hendrik Folkerts, inaugura, presso il museo Grimmwelt di Kassel, Signals from another world: Anna “Asja Lācis” archives. La mostra indaga, attraverso materiali inediti raccolti negli archivi di Riga, Berlino e Mosca, la vita e l’opera di Asja Lācis (1891-1979) e le sue connessioni con il “children’s theater” e con figure come Walter Benjamin e Bertolt Brecht.

 

 

Marco Scotini, all’interno di TV Politics, lo screening program, a cura di Hila Peleg, che rivista alcuni dei più importanti tentativi di approccio radicale alle politiche della televisione intraprese negli ultimi decenni, dedica due giornate al filmmaker italiano Alberto Grifi (1938-2007). Presso il cinema BALi-Kinos di Kassel (che ospiterà fra gli altri i film di Jonas Mekas, Mathia Diawara, David Perlov, Mohamed Soueid, Sarah Maldoror e Nagisa Oshima), il 24 e il 25 agosto saranno presentati Verifica IncertaFestival del Proletariato giovanile al Parco Lambro, Dinni e la Normalina, Michele alla ricerca della felicitàArgonauti, Lia, Anna, ed Evviva!, alcuni tra i film che hanno reso Grifi un autore riconosciuto internazionalmente.

 

http://www.documenta14.de/en/

 

Il cacciatore bianco / The White Hunter | A cura di Marco Scotini | 30 marzo 2017, ore 20| FM Centro per l’Arte Contemporanea, Milano

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 30/03/2017

Il cacciatore bianco / The White Hunter

Memorie e rappresentazioni africane / African memories and representations

A cura di Marco Scotini

31 marzo – 3 giugno 2017

Opening: 30 marzo 2017, ore 20

 

FM Centro per l’Arte Contemporanea, via Piranesi 10, Milano

 

Milano, marzo 2017 – FM Centro per l’Arte Contemporanea è lieto di presentare il terzo appuntamento del suo programma espositivo in occasione della prossima edizione di miart durante la Milano Art Week: Il Cacciatore Bianco/The White Hunter. Memorie e rappresentazioni africane. La nuova e ampia rassegna curata da Marco Scotini prosegue – dopo il successo delle precedenti L’Inarchiviabile, dedicata agli anni Settanta in Italia e Modernità non allineata, sullo spazio culturale jugoslavo durante la guerra fredda – un’indagine sulla decentralizzazione del modello egemonico e indiscusso della modernità artistica occidentale nell’attuale prospettiva geopolitica.

Il Cacciatore Bianco/The White Hunter non è tanto una mostra sull’arte africana quanto sulla costruzione che l’Occidente ne ha fatto. Come scrive Marco Scotini, curatore della mostra e direttore artistico di FM Centro per l’Arte Contemporanea: “La ricognizione parte da una critica radicale del nostro sguardo sull’Africa. Siamo sicuri che quello che ha visto il cacciatore bianco, all’inizio del secolo scorso, non continui ad essere ancora l’oggetto dal nostro sguardo? Ciò che dovrebbe risuonare per tutta la mostra è come lo sguardo (quello del cacciatore) sia risultato un fattore fondamentale nella costruzione di un’Alterità sottomessa. Si tratta di indagare allo stesso tempo le possibilità inassimilabili rimaste fuori”.

LA MOSTRA

Con oltre 30 artisti contemporanei e altrettanti anonimi artisti tradizionali per più di 150 opere, Il Cacciatore Bianco/The White Hunter presenta un percorso articolato sulle forme di rappresentazione e di ricostruzione della memoria e della contemporaneità africane, attraverso lavori provenienti – oltre che dalla Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi – dalle maggiori collezioni private italiane e da raccolte archivistiche sulla storia coloniale italiana. Gli artisti si posizionano in una cartografia quasi completa del continente africano, attraverso 15 nazioni diverse: Tunisia, Algeria, Mali, Senegal, Sierra Leone, Costa D’Avorio, Ghana, Benin, Nigeria, Camerun, Congo, Kenya, Mozambico, Madagascar, Sudafrica.

L’introduzione alla mostra è affidata interamente a Pascale Marthine Tayou, che trasformerà l’ingresso allo spazio espositivo in una sorta di capanna stipata di cianfrusaglie, che vuole suggerire lo stereotipo dell’Africa nell’immaginario turistico.

La prima sezione è un flashback nell’Italia coloniale degli anni ’20 e ’30, riproposta attraverso il film Pays Barbare (2013) degli artisti Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, pionieri nella ricostruzione archeologica per immagini dell’imperialismo e dell’ideologia della razza, che iniziano quest’opera con la citazione “Ethiopie, pour ce pays primitif et barbare, l’heure de la civilisation a désormais sonné.” Allo stesso modo Peter Friedl ripropone il modello di Carlo Enrico Rava per la fabbrica FIAT a Tripoli. Saranno presentate inoltre alcune rarità bibliofile e documenti: i libri di Francesco Tedesco Zammarano e di Carlo Piaggia, agli album fotografici sulla Libia e del Capitano Roberto di San Marzano. Oltre a Sammi Baloji, anche Kader Attia indaga sul passato coloniale in un’ottica di riappropriazione culturale, introducendo i feticci, le maschere, le tradizioni africane in continuo incontro-scontro con i volti deturpati dei reduci della Guerra Mondiale.

La seconda sezione è dedicate alle opere di arte antica tradizionale con la ricostruzione della sala dedicate all’Arte Negra della Biennale di Venezia del 1922, agli albori del fascismo. Proponendo un nucleo di statue e maschere, provenienti dal Mali, dalla Costa d’Avorio, dal Camerun, dal Gabon e dal Congo, volto ad “evocare” quel momento storico e anche quella sensibilità estetica, a cui seguì una esclusione dell’arte africana dalle manifestazioni ufficiali fino a tempi recenti.

La terza sezione intende essere un riferimento diretto alla mostra Magiciens de la terre del 1989, una serie di campioni di quell’arte che veniva presentata ancora una volta come incontaminata, primitiva, originaria. Gli esempi vanno dalle bellissime terrecotte di Seni Awa Camara ai feticci di legno e aghi d’istrice di John Goba, dalle divinità Vodun di Cyprien Tokoudagba alle architetture immaginifiche di Bodys Isek Kingelez e alle pitture popolari del congolese Chéri Samba.

Nella quarta sezione vengono messe in campo le risposte alla questione sudafricana di artisti come William Kentridge – con una pluralità di linguaggi tra cui l’installazione video History of the Main Complaint (1996) o la rielaborazione del tema del feticcio tradizionale in Twilight of the Idols di Kendell Geers o le cartografie di Moshekwa Langa. La quarta sezione continua con diverse pratiche di riappropriazione e di resistenza a forme di esclusione, egemonia e omologazione, con opere di Yinka Shonibare, Rashid Johnson, Ouattara Watts, Cameron Platter, gli arazzi di El Anatsui e Abdoulaye Konaté.

La quinta sezione è dedicata alle morfologie della differenza, in cui troviamo figure ibridate e che si riconoscono nella condizione di migrante, dalla figura femminile frammentata di Wangechi Mutu, al cinema antimitologico e della memoria di John Akomfrah, ai musei itineranti di Meshac Gaba e gli archivi casuali e improvvisati di Georges Adéagbo. Una sezione dedicata alla fotografia storica con i ritratti di Seydou Keïta, le fotografie vintage di Malick Sidibé e gli autoritratti di Samuel Fosso.

Chiuderanno la mostra una serie di altre sezioni che toccheranno i temi dell’identità, della diaspora, della guerra con opere di Guy Tillim, Gonçalo Mabunda, Nidhal Chamekh, Nicholas Hlobo, Joël Andrianomearisoa. Alla fine, un enorme drappeggio del giovane artista ghanese Ibrahim Mahama lascerà lo spettatore con un accumulo di narrazioni collettive depositate sui sacchi di juta come tracce simboliche dello scambio aperto tra l’Africa e il mondo.

Il progetto, curato da Marco Scotini, si avvale di un comitato di advisor pluridisciplinare che comprende: Simon Njami, direttore artistico della Biennale di Dakar, Gigi Pezzoli, africanista, Grazia Quaroni, senior curator, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Adama Sanneh, direttore dei programmi, Fondazione lettera27.

La mostra è accompagnata da una programmazione di seminari, conferenze e screening realizzate in collaborazione con Fondazione lettera27, Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, Biennale di Lubumbashi, Centro Studi Archeologia Africana e altri enti.

 

Artisti:

Georges Adéagbo, John Akomfrah, Joël Andrianomearisoa, El Anatsui, Kader Attia, Sammy Baloji, Fréderic Brouly Bouabré, Seni Awa Camara, Nidhal Chamekh, Samuel Fosso, Peter Friedl, Meschac Gaba, Kendell Geers, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, John Goba, Nicholas Hlobo, Bodys

Isek Kingelez, Rashid Johnson, Seydou Keïta, William Kentdrige, Abdoulaye Konaté, Moshekwa Langa, Gonçalo Mabunda, Ibrahim Mahama, Wangechi Mutu, Maurice Pefura, Cameron Platter, Robin Rhode, Chéri Samba, Yinka Shonibare, Malick Sidibé, Pascale Marthine Tayou, Guy Tillim, Cyprien Tokoudagba, Ouattara Watts, Lynette Yiadom-Boakye e altri.

 

Collezioni:

AGI Verona Collection, Collezione Ettore Alloggia, Collezione Bianca Attolico, Collezione Lino Baldini, Collezione Giorgio Bassi, Collezione Denise e Beppe Berna, Collezione Bifulco, Collezione Pierangelo Bonomi, Collezione Vittorio e Anna Carini, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Collezione Consolandi, Collezione Erminia Di Biase, Collezione Nunzia e Vittorio Gaddi, Collezione Laura e Luigi Giordano, Collezione Giuseppe Iannaccone, Collezione Christoph Jenny, Collezione La Gaia, Fondazione Ligabue, Collezione Guglielmo Lisanti, Collezione Emilio e Luisa Marinoni, Collezione Angelo Miccoli, Collezione Ettore Molinario, Collezione Germano Montanari, Nomas Foundation, Collezione Pierluigi Peroni, Collezione Elio ed Onda Revera, Collezione E. Righi, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Collezione Andrea Sandoli, Collezione Gian Luca Sghedoni, Collezione Vincenzo Taranto, Collezione Gemma Testa, Collezione Leonardo Vigorelli, e altre.

 

La mostra Il Cacciatore Bianco/The White Hunter aderisce all’iniziativa Milano Art Week, un programma di eventi, inaugurazioni e aperture straordinarie nei musei e nelle istituzioni pubbliche e private milanesi in occasione di miart – Fiera Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Milano.

La mostra è patrocinata dal Comune di Milano.

Gli sponsor tecnici dell’evento sono Untitled Association e Birra Menabrea Spa.

FM Centro per l’Arte Contemporanea di Milano è un nuovo spazio espositivo dedicato all’arte e al collezionismo in grado di rispondere alle nuove modalità di presentazione della Collezione e delle differenti forme della creazione contemporanea. La sua vocazione è quella di una struttura che raccoglie in un unico contesto tutti i soggetti e le funzioni connesse alla valorizzazione dell’arte, alla sua esposizione e conservazione. Quale spazio espositivo, deposito, istituto di ricerca e centro di restauro, attivando un programma culturale ed educativo innovativo, FM ospita collezioni private e archivi d’artista.

Situato all’interno dello storico complesso industriale dei Frigoriferi Milanesi, FM Centro per l’Arte Contemporanea, sotto la direzione artistica di Marco Scotini, è presieduto da un board internazionale di esperti tra cui Vasif Kortun (Director of Research and Program, SALT, Istanbul), Grazia Quaroni (Senior Curator / Head of Collections, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris) e Charles Esche (Director, Van Abbemuseum, Eindhoven), Hou Hanru (direttore artistico, MAXXI, Roma) e Enea Righi (collezionista). FM è un nuovo spazio per l’arte contemporanea, capace di sviluppare nuovi modelli espositivi e museali con un approccio sperimentale alle forme di produzione artistica contemporanea e alla valorizzazione della Collezione in tutti i suoi aspetti funzionali e culturali.

Il progetto FM Centro per l’Arte Contemporanea è sostenuto da Open Care – Servizi per l’Arte (Gruppo Bastogi).

 

Il Cacciatore Bianco / The White Hunter. Memorie e rappresentazioni africane, a cura di Marco Scotini

31.03.2017 – 03.06.2017

Opening: giovedì 30.03.2017, ore 20.00-23.30

Aperture straordinarie durante miart:

venerdì 31.03.2017: 14.00 – 21.00 – sabato 01.04.2017 e domenica 02.04.2017: 11 – 19.30

Successivamente la mostra sarà aperta fino al 3.06.2017, dal mercoledì al sabato, dalle 14.00 alle 19.30.

FM Centro per l’Arte Contemporanea – via Piranesi 10, Milano

tel. 02 73981 – www.fmcca.it

Ufficio stampa:

Franca Reginato – e-mail: press@fmcca.it – tel. 02 73983231 / 335 7766010