NABA Painting and Visual Arts/What's going on?

Paulo Bruscky | The Archive as Artwork – Mail Art and Italian Women Artists | 17 aprile ore 18.00 | FM Centro per l’Arte Contemporanea, Milano

Posted in Senza categoria by NABA Painting and Visual Arts on 15/04/2019

Annunci

Negotiating the Transcultural Museum | 11 – 12 April | Museion, Bolzano

Posted in Senza categoria by NABA Painting and Visual Arts on 09/04/2019

Pressemitteilung  

 

NEGOTIATING THE TRANSCULTURAL MUSEUM: simposio internazionale giovedì 11 e venerdì 12 aprile

 

Un simposio internazionale per indagare il presente e il futuro di piccole istituzioni museali che si occupano di arte contemporanea. L’11 e il 12 aprile 2019, nel campus di Bolzano si terrà ‘Negotiating the Transcultural Museum’, organizzato in collaborazione tra la Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano e Museion – museo d’arte moderna e contemporanea, Bolzano.

 

Negli ultimi decenni, il modo in cui il museo è concepito è profondamente cambiato. Invece di essere inteso come uno contenitore di opere d’arte da collezionare e preservare, questa istituzione è oggi considerata come un luogo di continua e condivisa produzione culturale. Il simposio ‘Negotiating the Transcultural Museum’ metterà a confronto prospettive diverse per trovare risposte ai quesiti che emergono dalla negoziazione tra il carattere collettivo e cooperativo della produzione culturale di queste istituzioni, il contesto locale in cui son inseriti ed operano, e la dimensione globale e transculturale delle pratiche artistiche e curatoriali contemporanee.

 

Organizzato dal preside della Facoltà di Design, Prof. Dr Stephan Schmidt-Wulffen e dalla direttrice di Museion, Letizia Ragaglia, vi parteciperanno curatrici, curatori e teorici attivi nel panorama internazionale: Catherine David (Centre Pompidou, Parigi), Emanuele Guidi (AR/GE Kunst, Bolzano), Marco Scotini (NABA/FM Center for Contemporary Art, Milan), Christian Kravagna (Academy of Fine Arts, Vienna), Carol Yinghua Lu (Curatrice indipendente, Pechino) e Tereza Stejskalová (Tranzit, Prague). Parteciperanno inoltre cinque giovani accademici di pratiche museografiche e curatoriali: Dr Cristina Bastante (IED – Istituto Europeo di Design, Roma), Dr Ana Bilbao (University of the Arts, London), Dr Ana Sol Gonzales Rueda (University of St Andrews, St Andrews), Dr Jana Haeckel (Goethe Institute, Brussels), e Jennifer Warren (University of the Arts, London).

 

Il simposio è in lingua inglese e si svolgerà alla Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano. L’evento, indirizzato agli addetti ai lavori ma aperto a studenti e al più ampio pubblico, è gratuito e non prevede preiscrizioni.

 

Giovedì 11 aprile, alle ore 18, al Museion – museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano si terrà una presentazione del professor Christian Kravagna. Prof Kravagna, autore di ‘Transmoderne. Eine Kunstgeschichte des Kontakts’ (2017), insegna Postcolonial Studies all’ Academia di Fine Art di Vienna. Il suo intervento, dal titolo ‘Just what is it that makes our museums transcultural?’, delineerà alcuni elementi essenziali da considerarsi nel rapporto tra museo e le sfide poste dalle trasformazioni della società contemporanea. Per maggiori informazioni, si veda il programma di seguito.

‘Negotiating the Transcultural Museum’ è organizzato dalla Libera Università di Bolzano e Museion – museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano e può contare sul supporto di Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano e Fondazione Antonio Dalle Nogare.

Giovedì, 11 Aprile 2019

Libera Università di Bolzano (Aula C0.03/C0.04)

 

9:00    Benvenuto e Introduzione del Prof Dr Stephan Schmidt-Wulffen (unibz)

 

9:45    New Perspective from Emerging Scholars

 

09:45    Dr Cristina Bastante (IED – Istituto Europeo di Design, Rome)

10:15    Dr Ana Bilbao (University of the Arts, London)

10:45    Dr Ana Sol Gonzalez Rueda (University of St Andrews, St Andrews)

 

12:00    Jennifer Warren (University of the Arts, London)

12:30    Dr Jana Haeckel (Goethe Institute, Brussels)

 

 

14:30    Letizia Ragaglia (Museion)

A Case Study of Museion

 

Sessione 1: Biennials as a model to deal with locality?

 

15:30    Carol Yinghua Lu  (Curatrice indipendente, Pechino)

 

16:00    Marco Scotini (NABA/FM Center for Contemporary Art, Milan)

 

16:30    Marco Scotini/ Carol Yinghua Lu

Conversazione moderata da Andreas Hapkemeyer (Research director)

 

 

18:00  MUSEION

Prof Christian Kravagna (Academy of Fine Arts, Vienna)

‘Just what is it that makes our museums transcultural?’

 

***

 

Venerdì, 12 Aprile 2019

Libera Università di Bolzano (Aula C0.04)

 

9:30       Catherine David (Deputy Director of Musée National d’Art Moderne, Parigi)

 

Sessione 2: Small art organizations: global issues and local contexts

 

10:30     Emanuele Guidi (AR/GE Kunst, Bolzano)

 

11:00     Tereza Stejskalová (Tranzit, Prague)

 

11:45    Tereza Stejskalová / Emanuele Guidi

Conversazione moderata da Elisabetta Rattalino (unibz)

 

15:00     Tavola rotonda con gli invitati

Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia | OPENING giovedì 04 aprile 2019 ore 19.00 | FM Centro per l’Arte Contemporanea Milano

Posted in Senza categoria by NABA Painting and Visual Arts on 01/04/2019

B0079P 0055

 

IL SOGGETTO IMPREVISTO

1978 Arte e Femminismo in Italia

a cura di Marco Scotini e Raffaella Perna

 

4 aprile – 26 maggio 2019

inaugurazione: giovedì 4 aprile, ore 19.00-23.30

conferenza stampa e preview: mercoledì 3 aprile, ore 11.00

 

FM Centro per l’Arte Contemporanea presenta la mostra Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia, la prima esaustiva indagine dedicata ai rapporti tra arti visive e movimento femminista in Italia. Curata da Marco Scotini e Raffaella Perna, la mostra ricostruisce in modo puntuale un panorama artistico rimasto spesso in ombra nella recente storia dell’arte e quasi assente nel mercato, individuando nel 1978 l’anno catalizzatore di tutte le energie in campo, con opere di oltre 100 artiste italiane e internazionali attive in quegli anni in Italia. La mostra è realizzata in collaborazione con MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e Frittelli Arte Contemporanea e inaugura durante la Milano Art Week, in concomitanza con miart, fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano. Media partner: FLASH ART.

La mostra è realizzata con il contributo di Dior.

Nel 1978 alla Biennale di Venezia si tiene la mostra di sole donne Materializzazione del linguaggio, a cura di Mirella Bentivoglio; in occasione della quale circa ottanta artiste – tra cui Tomaso Binga, Irma Blank, Maria Lai, Lucia Marcucci, Giulia Niccolai, Anna Oberto, Mira Schendel, Patrizia Vicinelli, – fanno il loro ingresso alla Biennale rivendicando a gran voce spazio e visibilità in un luogo tradizionalmente difficile da conquistare per le donne. Nell’ambito della stessa edizione della Biennale una mostra antologica rende omaggio a Ketty La Rocca, protagonista della neoavanguardia italiana, venuta a mancare nel 1976 ad appena trentotto anni, oggi presente nelle collezioni del MoMA e del Centre Pompidou. Parallelamente, ai Magazzini del Sale la Biennale dà inoltre spazio al gruppo femminista “Immagine” di Varese e al gruppo “Donne/Immagine/Creatività” di Napoli.

Una importante sezione della mostra Il Soggetto Imprevisto, realizzata in collaborazione con il MART di Trento e Rovereto sarà dunque dedicata alla figura di Mirella Bentivoglio e alla sua Donazione di Poesia Visiva allo stesso MART, comprendente molte delle artiste presenti alla Biennale del 1978.

 

Se da un lato, dunque, il 1978 è l’anno dell’ingresso massiccio delle donne alla Biennale di Venezia, dall’altro, questa data segna anche la chiusura di alcune esperienze nevralgiche per i rapporti tra arte e femminismo: nel ’78, infatti, si interrompe l’attività della Cooperativa di Via Beato Angelico, primo spazio artistico interamente gestito da donne sorto a Roma nel 1976, alimentato da una figura come Carla Accardi, dopo la rottura del sodalizio con Carla Lonzi. Ma il 1978 è anche l’anno del seminario femminista internazionale Comrade Woman: Women’s Question – A New Approach? di Belgrado e della prima mostra femminista a Breslavia, in Polonia, First International Women’s Art Exhibition in Poland, organizzata da Natalia LL, artista molto presente nella scena italiana dell’epoca. Molte infatti sono le artiste internazionali che operano in quegli stessi anni in Italia: sempre nel 1978 Romana Loda, curatrice e gallerista di Brescia, realizza la sua ultima mostra collettiva di donne, intitolata Il volto sinistro dell’arte, dopo avere promosso lungo tutto il decennio alcune mostre decisive, tra cui Coazione a Mostrare e Magma, in cui le artiste italiane vengono presentate insieme alle più significative interpreti del panorama europeo: Marina Abramović, Hanne Darboven, Gina Pane, VALIE EXPORT, Rebecca Horn, Natalia LL e molte altre.

 

Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia intende presentare per la prima volta al pubblico internazionale una delle scene più interessanti della ricerca sperimentale degli anni Settanta, ponendo in luce la centralità delle donne nell’arte italiana di quel periodo, assieme agli scambi con il panorama artistico europeo e non solo. La mostra mette dunque in crisi la lettura storico-critica consolidata che relega le artiste in una posizione di marginalità. Le opere scelte, fondate in larga parte sull’esplorazione del linguaggio verbale e del corpo, sono volte a demistificare gli stereotipi di genere e a riflettere sul ruolo della donna nella società e nella cultura. I prestiti provengono da importanti collezioni private, dalle artiste e dai loro archivi e da istituzioni pubbliche e musei, come il già citato MART di Trento e Rovereto, Museo MADRE di Napoli, CAMeC di La Spezia. La mostra presenta inoltre un’ampia selezione di materiali grafici legati ai movimenti femministi – manifesti, fanzine, copertine di LP, insieme a fotografie e libri fotografici che documentano le lotte per il divorzio, l’aborto, la legge contro la violenza, realizzati da importanti fotografe, tra cui Paola Agosti e Agnese De Donato.

 

Un ulteriore approfondimento dei temi trattati da Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia è offerto dalla mostra Doing Deculturalization al Museion di Bolzano (dal 13/04 al 3/11/2019). Prendendo le mosse dal pensiero di Carla Lonzi, l’esposizione presenta posizione artistiche sia storiche che attuali.

 

«Riconosciamo in noi stesse la capacità di fare di questo attimo una modificazione totale della vita. Chi non è nella dialettica servo-padrone diventa cosciente e introduce nel mondo il Soggetto Imprevisto» (Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel, 1974 [2010, p.44]).

 

L’allestimento, i trasporti e la logistica, la conservazione delle opere sono affidate a Open Care Servizi per l’arte.

 

Aperture straordinarie durante miart:

venerdì 5 aprile, sabato 6 aprile: dalle 11.00 alle 22.00

domenica 7 aprile: dalle 11.00 alle 19.00

Orari della mostra dal 9 aprile al 26 maggio 2019:

dal martedì al venerdì 17.00-21.00

sabato e domenica 11.00-18.00

 

Visite guidate e in altri giorni/orari gratuite e su prenotazione – con possibilità di visitare i Laboratori di restauro di Open Care.

 

LO SPAZIO ESPOSITIVO

 

Situato all’interno dello storico complesso industriale dei Frigoriferi Milanesi, che comprende anche lo splendido edificio liberty del Palazzo del Ghiaccio, FM Centro per l’Arte Contemporanea, sotto la direzione artistica di Marco Scotini è presieduto da un board internazionale di esperti: Charles Esche (Director, Van Abbemuseum, Eindhoven), Hou Hanru (direttore artistico, MAXXI, Roma) Vasif Kortun (curatore e storico dell’arte, Istanbul), Grazia Quaroni (Director of Collections, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris), Enea Righi (collezionista). FM è un nuovo spazio per l’arte contemporanea, capace di sviluppare nuovi modelli espositivi e museali con un approccio sperimentale alle forme di produzione artistica contemporanea e alla valorizzazione della Collezione in tutti i suoi aspetti funzionali e culturali.

 

CONTATTI

Ufficio stampa mostra:

Maddalena Bonicelli

E-mail: maddalena.bonicelli@gmail.com

T: +39 335 6857707

Informazioni FMCCA:

Alessandro Azzoni

E-mail: press@fmcca.it

T: +39 02 73983280

 

 

La mostra è realizzata col contributo di

 

 

 

FM Centro per l’Arte Contemporanea è promosso da

http://www.opencare.it

 

THE UNEXPECTED SUBJECT

1978 Art and Feminism in Italy

curated by Marco Scotini and Raffaella Perna

 

April 4 – May 26, 2019

Opening: Thursday April 4, 7 pm-11.30 pm

Press Conference & Preview: Wednesday April 3

 

FM Center for Contemporary Art presents The Unexpected Subject. 1978 Art and Feminism in Italy, a new exhibition curated by Marco Scotini and Raffaella Perna, proposing for the first time a wide-ranging investigation and a precise reconstruction of the relationship between visual arts and feminist movement in Italy, identifying in 1978 the catalyst year of all energies in play (not only in Italy). The exhibition is realized thanks to the collaboration of MART Museum of Contemporary Art of Trento and Rovereto and Frittelli Arte Contemporanea, and opens during the Milan Art Week, in conjunction with miart, International Modern and Contemporary Art Fair of Milan. Media partner: FLASH ART.

The exhibition is sponsored by Dior.

In 1978, with the exhibition Materialization of Language curated by Mirella Bentivoglio, almost eighty women artists – including Tomaso Binga, Irma Blank, Maria Lai, Lucia Marcucci, Giulia Niccolai, Anna Oberto, Mira Schendel, Patrizia Vicinelli – make their entrance to the Venice Biennale for the first time, loudly claiming space and visibility in a place traditionally very difficult for women to conquer.

In the same edition of the Biennale, an anthological exhibition was dedicated to Ketty La Rocca, one of the leading figures of the Italian neo-avant-garde, deceased in 1978 aged 38 years, now part of important collections such as MoMA and Centre Pompidou. At the Magazzini del Sale, the Biennale also gave space to the “Immagine” group of Varese and the “Women / Image / Creativity” group of Naples.

 

An important section of The Unexpected Subject, created in collaboration with the MART Museum of Trento and Rovereto, will therefore be dedicated to the figure of Mirella Bentivoglio and her Donation of Visual Poetry to MART, including many of the artists present at the 1978 Biennale.

 

This year also marks the closing of some important experiences related to art and women’s movement. In 1978 the group Cooperativa Beato Angelico in Rome, the first artistic space entirely run by women, interrupted its activities. This group was fueled by an important artist, Carla Accardi (after the end of her collaboration with Carla Lonzi). But 1978 is also the year of the international feminist seminar Comrade Woman: Women’s Question – A New Approach? in Belgrade and the first feminist exhibition in Wroclaw, Poland, First International Women’s Art Exhibition organized by Natalia LL. Many international women artists worked in Italy in those same years: Marina Abramović, Sanja Iveković, Gina Pane, Rebecca Horn, etc.

Still in 1978, Romana Loda, curator and gallerist of Brescia, organized The Left Face of Art, the last of some landmark exhibitions organized throughout the decade, including Coazione a Mostrare and Magma, in which Italian women artists were presented together with the most significant artists of the European scene: Marina Abramović, Hanne Darboven, Gina Pane, VALIE EXPORT, Rebecca Horn, Natalia LL and many others.

 

The Unexpected Subject. 1978 Art and Feminism in Italy will present for the first time one of the most interesting scenes of experimental research in the 1970s to the international public, highlighting the centrality of women in the Italian art scene of that period, and their exchanges with the artistic panorama of Europe and beyond.

The exhibition criticizes the mainstream historical-critical view that relegates women artists to a marginal position. The selection will privilege artworks that demystify gender stereotypes and reflect on the role of women in society and in late capitalist culture. The works will be lend by private collections and institutions, the artists and their archives and important Italian public institutions and museums, like the MART Museum of Trento and Rovereto, MADRE Museum of Napoli, CAMeC of La Spezia.

The exhibition will also present a wide selection of printed materials linked to feminist movements – posters, fanzines, LP, together with photographs and photographic books, documenting the struggles for divorce, abortion and the law against violence shot by important photographers like Paola Agosti and Agnese De Donato.

 

The issues addressed in The Unexpected Subject. 1978 Art and Feminism in Italy will be further developed in the framework of Doing Deculturalization, the new exhibition that will take place at Museion in Bolzano from 13/04 to 3/11/2019. Starting from the thought of Carla Lonzi, the exhibition will present both historical and current artistic positions.

 

«We recognize within ourselves the capacity for effecting a complete transformation of life. Not being trapped within the master-slave dialectic, we become conscious of ourselves; we are the Unexpected Subject. » (Carla Lonzi, Let’s Spit on Hegel, 1974).

 

The set up, transport and logistics, the conservation of the works are entrusted to Open Care – Services for Art.

Special openings during miart:

Friday, April 5: from 11 am to 10 pm

Saturday April 6: from 11 am to 10 pm

Sunday, April 7: from 11 am to 7 pm

 

Opening hours from April 9 to May 26, 2019:

from Tuesday to Friday 5-9 pm

Saturday and Sunday 11 am-6 pm

 

Guided tours and other days / times free and by reservation – with the opportunity to visit the Open Care restoration laboratories.

 

THE VENUE

 

Located in the historical complex of the Frigoriferi Milanesi, FM Centre for Contemporary Art includes an exhibition area and a space for contemporary art galleries and artist archives. Along with the exhibition program, the Centre organizes residencies for artist and curators, seminars and workshops for collectors, as well as film screenings. The artistic direction is managed by Marco Scotini, who is supported by an advisory board of international experts which include Charles Esche (Director, Van Abbemuseum, Eindhoven), Hou Hanru (Artistic Director, MAXXI, Rome), Vasif Kortun (Curator and art historian, Istanbul), Grazia Quaroni (Director of Collections, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris), Enea Righi (Collector, Bologna).

 

CONTATTI

Exhibition press office:

Maddalena Bonicelli

E-mail: maddalena.bonicelli@gmail.com

T: +39 335 6857707

FMCCA Info:

Alessandro Azzoni

E-mail: press@fmcca.it

T: +39 02 73983280

 

The exhibition is sponsored by

 

 

FM Centre for Contemporary Art is promoted by

 

http://www.opencare.it

 

UNA GIORNATA DI PERFORMANCE A ROMA, nell’ambito della mostra LA STRADA. Dove si crea il mondo | 21 marzo 2019, Roma

Posted in Senza categoria by NABA Painting and Visual Arts on 18/03/2019

 

 

UNA GIORNATA DI PERFORMANCE A ROMA

nell’ambito della mostra LA STRADA. Dove si crea il mondo

 

Giovedì 21 marzo 2019

 

ore 11.00 | Piazza del MAXXI | Adrian Paci, One and Thirty-Four Chairs

 

ore 16.00 | Piazza della Rotonda, Pantheon | Lin Yilin, The Back

 

ore 18.30 | Piazza del MAXXI Improvvisazione libera di Giuseppe Chiari a cura di Massimo Bartolini in collaborazione con Radio Arte Mobile

 

in collaborazione con NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

 

www.maxxi.art | www.naba.it | #LaStradaAlMAXXI

 

Roma 13 marzo 2019. Giovedì 21 marzo: un’intera giornata di performance con tre appuntamenti in luoghi diversi della città, a partire dalla Piazza del Museo per arrivare al Pantheon, uno dei luoghi simbolo di Roma.

Protagonisti Adrian Paci, Massimo Bartolini e Lin Yilin, artista presente nella mostra LA STRADA. Dove si crea il mondo (al MAXXI fino al 28 aprile).

Proprio in occasione della mostra, il MAXXI porta nuovamente l’arte fuori dalle gallerie del museo per trasformare le strade di Roma in luoghi di incontro, condivisione, riflessione e confronto attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea.

Due delle tre performance in programma – quelle di Adrian Paci e Massimo Bartolini – sono realizzate in collaborazione con NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, con la partecipazione degli studenti del Biennio Specialistico di Arti Visive e Studi Curatoriali, da un’idea di Hou Hanru, Direttore artistico del MAXXi e curatore di LA STRADA, e Marco Scotini, Direttore del Dipartimento di Arti Visive di NABA.

 

Il primo appuntamento è alle 11.00 nella Piazza del MAXXI con la performance di Adrian Paci One and Thirty-Four Chairs. L’azione ideata da Adrian Paci si basa sulla creazione di una piccola comunità estemporanea attraverso un gesto semplice e un oggetto ordinario come la sedia. Com’è tradizione nei piccoli paesi, a una particolare ora del giorno o in occasioni particolari si usa prendere dalla propria casa una sedia per portarla all’esterno, nello spazio pubblico e condiviso della strada: un gesto semplice e automatico, molto spesso caratterizzato dall’immediata emulazione da parte dei vicini di casa. Questo è ciò che l’artista vuole riproporre in una forma più consapevole, utilizzando, invece della strada o del marciapiede, la piazza del MAXXI, uno spazio pubblico aperto alla città ma anche un luogo istituzionale dell’arte e della cultura.

I partecipanti alla performance – che hanno risposto a una call lanciata da NABA – porteranno la sedia da casa e si recheranno al museo, documentando il tragitto. Giunti nella piazza, si posizioneranno nello spazio uno ad uno, ciascuno con la propria sedia, fino a formare un cerchio, uno spazio collettivamente disegnato da vivere in silenzio. La presenza fisica sarà l’unico strumento di espressione e comunicazione. L’unico gesto previsto dall’azione, alzarsi all’arrivo di ogni nuovo performer.

 

Si prosegue alle 16.00 a Piazza della Rotonda, in prossimità del Pantheon, nel cuore del centro storico di Roma, per la nuova performance dell’artista Lin Yilin, da sempre impegnato a indagare attraverso la sua pratica artistica le mutevoli condizioni socioeconomiche e i paesaggi politici instabili del mondo globalizzato. La performance The Back si propone di creare un dialogo tra la cultura occidentale dell’antichità e la Cina contemporanea. Un confronto tra Roma, internazionalmente riconosciuta come culla del diritto, e la nuova Costituzione della Repubblica Popolare Cinese, non sempre avvertita come propria da una parte della popolazione cinese negli ultimi 40 anni, allargando la riflessione ai valori costituzionali in crisi anche in Occidente.

La performance, che prevede un vero e proprio tiro alla fune con le pagine arrotolate della Costituzione cinese, si divide in due momenti: il primo di fronte di fronte al Pantheon, monumento simbolo della cultura occidentale, poi l’azione si sposterà alle sue spalle, in via della Palombella.

 

La giornata si conclude alle 18.30, di nuovo nella Piazza del MAXXI, per la performance Improvvisazione libera, a cura di Massimo Bartolini, anch’essa in collaborazione con NABA. Questa performance, presentata nel 1990 da Giuseppe Chiari al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, prevede la partecipazione libera di almeno 70 persone tra musicisti professionisti e non, purché appassionati di musica. Ciascun partecipante dovrà portare con sé uno strumento musicale trasportabile. La performance vedrà la straordinaria partecipazione in apertura di Giancarlo Cardini al pianoforte. L’Improvvisazione libera di Chiari si inserirà solo dopo mezz’ora dall’inizio del concerto di Cardini, si unirà al pianoforte e proseguirà per circa un’ora cercando di seguire le apertissime indicazioni dello stesso Chiari: “L’orchestra seguirà un andamento indeterminato: quando uno inizia tutti iniziano, quando uno finisce tutti finiscono. Si può suonare uno strumento che non si conosce ma si deve tentare di suonarlo in modo tradizionale, si deve suonare il motivo o il frammento di un motivo che ci piace, si può improvvisare, cercare, comporre, si può lasciare il proprio strumento e andare a chiedere lo strumento ad un altro”.

 

La mostra “LA STRADA. Dove si crea il mondo”, a cura di Hou Hanru e dello staff curatoriale e di ricerca del MAXXI, ospita nelle gallerie del museo oltre 200 opere di più di 140 artisti da tutto il mondo (fino al 28 aprile 2019). La mostra – con lavori di Alfredo Jaar, Kendell Geers, Marinella Senatore, Olafur Eliasson, Santiago Sierra, Jimmie Durham, Barbara Kruger e molti altri – porta all’interno del museo la vitalità, il caos, le battaglie e le proteste civili, la sperimentazione e la creatività della strada – con tanto di gettata di asfalto lungo uno dei corridoi – intesa come manifesto della vita contemporanea, luogo in cui si crea una nuova visione del mondo.

Le performance, gli eventi transdisciplinari, le azioni pubbliche, i progetti site specific sono fondamentali per comprendere le nuove funzioni e l’identità della strada contemporanea.

 

 

NABA

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, è un’Accademia di formazione all’arte e al design: è la più grande Accademia privata italiana e la prima ad aver conseguito, nel 1980, il riconoscimento ufficiale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). Offre corsi di primo e secondo livello nei campi del design, fashion design, grafica e comunicazione, arti multimediali, scenografia e arti visive, per i quali rilascia diplomi accademici equipollenti ai diplomi di laurea universitari. Nata per iniziativa privata a Milano nel 1980 per volontà di Ausonio Zappa, Guido Ballo e Gianni Colombo, ha avuto da sempre l’obiettivo di contestare la rigidità della tradizione accademica e di introdurre visioni e linguaggi più vicini alle pratiche artistiche contemporanee e al sistema dell’arte e delle professioni creative. NABA è stata inserita da Domus Magazine tra le 100 migliori scuole di Design e Architettura in Europa, da Frame tra le 30 migliori scuole postgraduate di Design e Fashion al mondo e da BoF – Business of Fashion nel Global Fashion School Ranking.

Partendo dalla convinzione che questo spazio sia il luogo in cui si crea il mondo, esso viene analizzato come manifesto della vita contemporanea, scenario e punto di vista privilegiato dell’esperienza del quotidiano, un paesaggio in cui la comunità creativa e quella cittadina danno vita a una nuova comunità e a un nuovo mondo di creatività urbana.

 

 

 

 

UFFICIO STAMPA MAXXI

+39 06 324861

press@fondazionemaxxi.it

 

UFFICIO STAMPA NABA:

WEBER SHANDWICK ITALIA

Elena Torzuoli etorzuoli@webershandwickitalia.it | T. 0257378.501

Valentina Nozza vnozza@webershandwickitalia.it | T. 0257378.506

Ravi Agarwal | ECOLOGIES OF LOSS | A cura di Marco Scotini | 9 marzo – 9 giugno 2019 | PAV, Torino

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 28/02/2019

 

 

ECOLOGIES OF LOSS
Ravi Agarwal

A cura di Marco Scotini

9 marzo – 9 giugno 2019

 

Venerdì 8 Marzo 2019, il PAV Parco Arte Vivente presenta Ecologies of Loss, la prima personale italiana dell’artista indiano Ravi Agarwal. Con questa mostra, a cura di Marco Scotini, prosegue l’indagine del rapporto tra pratiche artistiche e pensiero ecologista nel continente asiatico, inaugurata con la personale dell’artista cinese Zheng  Bo Weed Party III. L’indagine (che vedrà presto altri appuntamenti) cerca di fare il punto sulla “centralità dell’Asia nella crisi climatica”, come sostiene Amitav Ghosh.

Tra i maggiori esponenti della scena artistica indiana, da decenni Ravi Agarwal conduce una pratica inter-disciplinare come artista, fotografo, attivista ambientale, scrittore e curatore. Il suo lavoro esplora questioni nodali dell’epoca contemporanea quali l’ecologia, la società, lo spazio urbano e rurale, il capitale. Per oltre quattro decadi, la fotografia ha costituito il medium d’elezione per il lavoro di Ravi Agarwal, che ha poi conosciuto una dimensione più estesa grazie all’inclusione di installazioni, video, interventi di arte pubblica, diari, all’interno di progetti dalla durata pluriennale.

La natura decentrata del suo approccio (plurale, frattale, polifonico) colloca Ravi Agarwal tra quegli esponenti di una scienza nomade (Deleuze e Guattari) che si muovono contro le istanze teoriche unitarie, in favore di saperi minori, frammentari e locali. Animato dal desiderio di riappropriazione dei poteri collettivi autonomi sottratti dal capitalismo, di auto-gestione e auto-governo dei propri corpi e delle proprie vite, di cooperazione nel lavoro umano ed extra-umano, Agarwal registra i cambiamenti in corso nell’ambiente a partire dal lato della perdita. Da qui deriva il titolo, Ecologies of Loss, della mostra concepita per il PAV.

 

In questo senso, trattandosi della prima personale in Italia, la mostra cerca di raccogliere nuclei di opere scalate cronologicamente negli anni: da Have you Seen the Flowers on the River (2007 – 2010) a Extinct? (2008), da Alien Waters (2004 – 2006) a Else All Will Be Still (2013 – 2015). All’interno di queste estese ricerche, la perdita dell’animale (la comunità degli avvoltoi della parte meridionale dell’Asia) non è distinta dalla minaccia dell’estinzione della coltura del garofano indiano (la sua economia sostenibile, i suoi significati rituali), la perdita del fiume Yamuna, da quella del linguaggio (con il ricorso alla antica letteratura Sangam, scritta in Tamil), fino alla perdita del sé soggettivo – secondo una logica di interconnessione ecosistemica per la quale nessun elemento risulterebbe isolabile dal resto.

Ma l’aspetto fondamentale e originale della pratica artistica e attivista di Ravi Agarwal è quello che da più parti è stata definita come “personal ecology”. E ciò fin dal 2002, quando il suo lavoro viene presentato a Documenta XI e il tema ecologico non è ancora all’ordine del giorno. Piuttosto che “personal ecology” sarebbe più giusto definirla, con la derivazione foucaultiana, “ecologia del sé”, cioè come l’implicazione della propria auto-biografia all’interno dell’ambiente, come sua componente indissociabile. Per questo l’ambiente non potrà essere solo naturale, ma psichico, sociale, linguistico, semiotico. Da questo punto di vista, risulta particolarmente emblematico il lavoro presentato a Yinchuan Biennale. Il titolo, Room of the Seas and Room of Suns fa riferimento a due spazi della vita dell’artista, connessi dal comune elemento della sabbia. Due contesti ecologici, due politiche di sopravvivenza, il paesaggio umido della città costiera di Pondicherry e quello arido del deserto del Rajasthan, della sua infanzia e dei suoi antenati. Come afferma Agarwal, il fiume non è solo un corpo d’acqua che scorre attraverso la città, ma una rete di miriadi di relazioni interconnesse alla città, ai suoi abitanti e alla natura.

I suoi lavori sono stati esposti in manifestazioni internazionali tra le quali menzioniamo Yinchuan Biennale (2018), Kochi Biennale (2016), la Sharjah Biennial (2013), Documenta XI (2002).

Ravi Agarwal è fondatore e direttore della ONG ambientalista Toxic Link, oltre a far parte di diversi comitati regolatori, a fianco della sua costante attività di studio, ricerca e scrittura relativamente ai temi connessi alla sostenibilità ambientale, sia nella dimensione accademica sia sui media più popolari. Nel 2008 è stato insignito dello Special Recognition Award for Chemical Safety delle Nazioni Unite e, nel 1997, gli è stata assegnata l’Ashoka Fellowship per l’imprenditoria sociale.

La mostra è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte e della Città di Torino.

 

 

 

All’interno delle iniziative previste per l’approfondimento della mostra Ecologies of Loss le Attività Educative e Formative del PAV propongono Un prato in città, attività di laboratorio che, su un piano estetico, formale e scientifico, studia la conformazione e le proprietà del fiore di Tagete (Tagetes L.), anche noto come garofano d’India.  Questo fiore speciale da cui si ricava un prezioso olio essenziale curativo e i cui colori vivaci attragono api e farfalle, nella cultura indiana viene offerto per celebrare unioni, feste e rituali ed è simbolo di benessere e prosperità.

Per partecipare alle attività è necessaria la prenotazione: 011 3182235 – lab@parcoartevivente.it

 

 

 

 

 

 

PAV – Parco Arte Vivente

Via Giordano Bruno 31 – 10134 Torino  Italy

  1. +39-011-3182235
  2. info@parcoartevivente.it

www.parcoartevivente.it

CONTATTI PER LA STAMPA

Lara Facco P&C

viale Papiniano 42 | 20123 Milano

+39 02 36565133 | press@larafacco.com

 

 

 

PRESS RELEASE

 

 

ECOLOGIES OF LOSS
Ravi Agarwal

curated by Marco Scotini

March 9th – June 9th 2019

 

On Friday 8th March 2019, PAV Parco Arte Vivente will present Ecologies of Loss, the first Italian solo exhibition of the Indian artist Ravi Agarwal. Curated by Marco Scotini, this exhibition continues his investigation into the relationship between artistic practices and ecological thought in the Asian continent, begun with the solo exhibition of the Chinese artist Zheng Bo Weed Party III. This investigation (around which there will soon be other events), wants to take stock of the “centrality of Asia in the climate crisis” as claimed by Amitav Ghosh.

 

As one of the major exponents of the Indian art scene, Ravi Agarwal has, for decades, lead an inter-disciplinary practice as an artist, photographer, environmental activist, writer and curator. His work explores vital questions of the contemporary era such as, ecology, society, urban and rural spaces, and capital. For more than forty years, photography has been the preferred element in Ravi Agarwal’s work and this has subsequently experienced a more extended dimension thanks to the inclusion of installations, video, public art interventions, and diaries within projects lasting several years.

 

The decentralized nature of his approach (plural, fractal, polyphonic), places Ravi Agarwal amongst those exponents of a nomadic science (Deleuze and Guattari) who act against unitary, theoretical examples in favor of lesser, fragmentary and local forms of knowledge. Moved by the desire to take back control of autonomous, collective powers subtracted from capitalism, self-management and self-government, and cooperation in human and extra-human labor, Agarwal records the ongoing changes in the environment, beginning from the side of the losses. This results in the exhibition’s title, Ecologies of Loss, created for the PAV.

 

In this sense, given that this is his first solo exhibition in Italy, it tries to bring together nuclei of works chronologically disposed over the years: from Have you Seen the Flowers on the River (2007-2010) to Extinct? (2008), from Alien Waters (2004-2006) to Else All Will Be Still (2013-2015). Within these extensive areas of research, the loss of animals (the community of vultures in the southern part of Asia) is no different to the threat of extinction for the Indian carnation crops (its sustainable economy and significant rituals), the loss of the Yumana River from that of language (with recourse to ancient Sangam literature written in Tamil), through the loss of the subjective self – in accordance with a logic of ecosystemic interconnections by means of which, no one element can be isolated from the others.

 

However, the fundamental and original aspect of Ravi Agarwal’s artistic and activist work is that which has been variously defined as “personal ecology” since 2002, when his work was presented at Documenta and when the subject of ecology was still not on the agenda. Rather than “personal ecology”, it might be more correct to define it, with a derivation from Foucault, as “technologies of the self” or, in other words, as the implication of one’s own autobiography within the environment, as an indissociable component of it. For this reason, the environment cannot be solely natural but must also be psychological, social, linguistic, semiotic, etc. From this point of view, the work presented at the Yinchuan Biennale is particularly emblematic. Its title, Room of the Seas and Room of Suns, refers to two areas of the artist’s life connected by the common element of sand. Two ecological contexts, two survival policies: the damp landscape of the coastal city of Pondicherry and the arid Rajasthan desert, of his infancy and his ancestors. As Agarwal claims, the river is not only a body of water that runs through the city, but a network of thousands of relationships interconnected with it, its inhabitants and with nature.

 

His works have been displayed in international exhibitions, amongst which are the Yinchuan Biennale (2018), the Kochi Biennale (2016), the Sharjah Biennial (2013) and Documenta XI (2002).

Ravi Agarwal is the founder and director of the environmental NGO Toxic Link, as well as being part of a number of regulatory committees alongside his continuous studio, research and writing activities in relation to the subjects linked to environmental sustainability, both within academia and the more popular media. In 2008, he was awarded the United Nations Special Recognition Award for Chemical Safety and, in 1997, the Ashoka Fellowship for Social Entrepreneurship.

The exhibition has been staged with the support of the Compagnia di San Paolo, the Fondazione CRT, the Regione Piemonte and the City of Turin.

 

 

 

Within the initiatives planned for the exhibition, PAV Educational and Training Activities proposes Un prato in città (A grassland in the city), laboratory which examines the Tagete flower (Tagetes L. – also known as marigold) conformation and properties from an easthetic, formal and scientific point of view. From this special flower it is extracted a precious healing essential oil is extrated by this special flower; with its bright colours, this oil attracts bees and butterflies and in Indian culture it is offered to celebrate unions, holidays and rituals as a symbol of well-being and prosperity.

Reservation required: 011 3182235 – lab@parcoartevivente.it

 

 

 

 

 

 

PAV – Parco Arte Vivente

Via Giordano Bruno 31 – 10134 Torino  Italy

  1. +39-011-3182235
  2. info@parcoartevivente.it

www.parcoartevivente.it

CONTATTI PER LA STAMPA

Lara Facco P&C

viale Papiniano 42 | 20123 Milano

+39 02 36565133 | press@larafacco.com

 

 

Simon Wachsmuth | December the 4th, 2018 at 4 pm/ Room C0.2 | NABA, Milan

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 03/12/2018

 

 

NABA, Department of Visual Arts and Curatorial Studies is proud to present a public conference by internationally recognized artist, Simon Wachsmuth (December the 4th, 2018 at 4 pm/ Room C0.2). This event dedicated to discussing the Archive will be introduced by Marco Scotini and moderated by Zasha Colah.

On December the 5th, from 4.00 pm to 6.30 pm (room A0.3), Wachsmuth will hold a workshop dedicated to the students of the MA in Visual Arts and Curatorial Studies.

 

Among the artists who in particular have drawn from the art historian, Aby Warburg’s visual coincidences, puns and contraptions, and in particular with the methodology inscribed in Warburg’s great comparative archive of images, his experimental ‘Mnemosyne Atlas’, is the contemporary artist Simon Wachsmuth. From works in ‘Lieber Aby Warburg, was tun mit Bildern?’ at the Museum für Gegenwartskunst in Siegen in 2012; to ‘Atlas, or How to Carry the World on One’s Back’ at the Reina Sophia museum in Madrid in 2010; to ‘Mnemosyne’, Steinle Contemporary in München in 2008; to the work ‘Where We Were Then, Where We Are Now’ which was conceived by the artist for Documenta 12 in 2007—several of his works have created a dialogue with Warburg.

 

Wachsmuth collects archives. He was given
 a Berlin university’s art history department’s archive and slide collection, made over the course of the department’s history, and he began 
to study the archive, to find the ghosts of the archivists who put it together, soon able to distinguish between the different personalities and ordering principles at work within a teaching archive made over several decades. Wachsmuth’s artworks have much to do with, and are in fact tied up with, an interrogation of method itself. The prising of a text into a collage of words, or searching an archive for the method it presents, is the starting point of Wachsmuth’s method of arriving at his own creative process.

 

“Memory is an essential issue in our society. It brings the past into the present, and opens it up to the future. That way, memory is important as a tool, helping us to shape our social relations, analyse cultural strategies and create the destination, towards which we develop our society.

But memory also matters literally, because it is mediated by and through matter. Memory is both mental and material. A culture constitutes itself through its inanimate objects: so how do we remember through things and how do objects help us understand (cultural) memory as a dynamic process and practice, as well as its ideological framework?

Within the broad field of memory and history, I would like to focus on two important paradigms, or examples: the archive and the document. Whereas the archive represents the idea of collective knowledge, the document is an object between spheres, often still a part of the present and at the same time, already a representation of history (and later on, the document “awaits” its reanimation and conteporalisation.) The lecture will use my own practice and works, showing how I deal with these issues.

I will also reflect on the teaching-plan developed by me at the Academy in Prague in 2014, giving students the opportunity to gain practice with both, using external sources of knowledge (researching) and acquiring experience and exercise in dealing with existing materials—literally grappling with documents such as a “readymade” (naturally involving the aesthetic aspect of dealing with materials).

During the closed workshop, I will aim to reflect upon two things: on the one hand, looking into external sources of knowledge (research, archives, collections) and on the other hand, how artists deal practically with existing materials. This means an engaging encounter with documents as objects to work with, a “readymade”. Each student is challenged to investigate these materials and to make them productive in one’s own work. Further that process enables gaining experience in documentary practices in particular and developing sensitivity for the treatment of complex materials in general.”—Simon Wachsmuth

 

 

Simon Wachsmuth

Born 1964, lives in Berlin/Germany.

 

Wachsmuth studied painting and visual-media at the University of Applied Arts in Vienna. Besides participating at the Documenta12 in Kassel (2007), the Istanbul-Biennial (2009) and the Busan-Biennial (2012), his works have been shown in the exhibition ‘Atlas—How To Carry The World On One´s Shoulders’, curated by George Didi-Hubermanat at Madrid´s Museu Reina Sofia. His works have been shown in the New Museum, Nuremberg, the Museo Serralves in Porto, the CAAC in Sevilla, Kunsthaus Graz, Suzhou Museum of Art in China, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo in Turin, the Museum Ulm. Wachsmuth is represented by gallery Zilberman in Istanbul and Berlin.

 

GIANNI PETTENA: NON-CONSCIOUS ARCHITECTURE | 28 Novembre 2018, ore 18.00 | FM Centro per l’Arte Contemporanea – Sala Carroponte Milano

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 22/11/2018

Book launch

FM Centro per l’Arte Contemporanea

 

presenta

 

GIANNI PETTENA

NON-CONSCIOUS ARCHITECTURE

Sternberg Press

 

 

28 Novembre 2018, ore 18.00

FM Centro per l’Arte Contemporanea – Sala Carroponte

via Piranesi 10 20137 Milano

 

Introduce Elisabetta Galasso

Intervegono Marco Scotini, Pierre Bal-Blanc, Luca Cerizza, Gianni Pettena

 

Evento in collaborazione con Galleria Giovanni Bonelli Milano

e Dipartimento di Arti Visive, NABA Nuova Accademia di Belle Arti Milano

 

 

Mercoledì 28 novembre 2018, FM Centro per l’Arte Contemporanea apre la nuova stagione espositiva con una grande conferenza dedicata a Gianni Pettena, fra i maggiori esponenti e interpreti del movimento dell’Architettura Radicale italiano. La conferenza vedrà gli interventi di Marco Scotini, Direttore Artistico di FM Centro per l’Arte Contemporanea e Direttore del Dipartimento di Arti Visive NABA Nuova Accademia di Belle Arti Milano, Pierre Bal-Blanc, tra i curatori di Documenta 14, Luca Cerizza, curatore e responsabile CRRI (Centro di Ricerca Castello di Rivoli), e dello stesso Gianni Pettena. Per l’occasione verrà proiettato Intens, un film del 1971.

 

Non-Conscious Architecture trae ispirazione da una serie di fotografie, scattate da Pettena durante un viaggio del 1972 nel Sud-Ovest degli Stati Uniti, che rivelano la possibilità di un’origine inconscia dell’architettura, ed è anche il titolo di un’estesa ricerca monografica pubblicata da Sternberg Press nel 2018, a seguito della personale dell’artista presso la Galleria Giovanni Bonelli di Milano, che verrà presentata per la prima volta. “I paesaggi dello Utah innanzitutto rappresentano per Pettena l’oggetto di una riflessione sul tempo, non più dimensione esclusiva della produzione, bensì luogo dove permettere all’accadimento, all’imprevisto generato dallo stato ozioso, di prendere forma”, scrive Scotini, curatore della monografia.

 

La conferenza ripercorrerà la carriera di Pettena, dai lavori più significativi del decennio 1966-77, un decennio cruciale per la sperimentazione artistica e sociale in Italia, fino alle esperienze più recenti, come Forgiving Architecture, delle strisce di plastica bianche applicate sulla facciata di un palazzo ad Atene nel 2009, o gli Archipensieri realizzati nel 2012 presso il CAC di Bretigny di Parigi, in modo da restituire appieno la complessità della figura di Pettena, critico e architetto ma soprattutto artista visivo. Inoltre verranno affrontati altri episodi fondanti della sua pratica artistica e intellettuale: L’anarchitetto, per esempio, un libro pubblicato nel 1973 ma ormai leggendario, sottolinea il desiderio di lasciare emergere il teatro rimosso e inconsapevole dell’architettura. Questa attitudine pone Pettena in relazione con le proposte, sviluppate negli stessi anni, da parte dei Land artist e in particolare da Robert Smithson e Gordon Matta-Clark. Quindi Pettena, attraverso una produzione che da decenni investiga molti dei temi centrali al contemporaneo, tra cui l’ecologia e la sostenibilità, riconduce i volumi architettonici alle condizioni naturali del paesaggio, riconfigura la performatività dell’urbano e, soprattutto, mette in atto un ostinato rifiuto del lavoro come sabotaggio nei confronti di un’architettura basata esclusivamente sulla funzione.

 

 

Scheda libro

 

Gianni Pettena

Non-Conscious Architecture

 

A cura di Marco Scotini in collaborazione con Gabriele Sassone

 

Testi di Pierre Bal-Blanc, Adam Budak, Luca Cerizza, Émile Ouroumov, Marco Scotini, Elisabetta Trincherini

 

Design by Dallas

 

Sternberg Press, Berlino, 2018

 

 

Gianni Pettena (Bolzano, 1940. Vive e lavora a Firenze) è un artista, architetto, designer, critico e storico dell’architettura,curatore di mostre e docente. Alla fine degli anni Sessanta a Firenze è tra i fondatori del movimento dell’Architettura Radicale Italiana insieme a Superstudio, Archizoom, UFO. Nel 1970 si sposta negli Stati Uniti, dove si dedica sia all’attività artistica che a quella accademica e realizza la sua prima

mostra personale alla John Weber Gallery a New York (1972). Importanti i ripetuti viaggi nel Sud Ovest del Paese, nello Utah dei deserti e della Monument Valley, e l’incontro con Robert Smithson con cui condivide l’interesse per i luoghi di risulta, le periferie, le discariche, gli smelter, le “architetture inconsce”. Negli USA indaga le relazioni tra natura e architettura scegliendo di sottoporre quest’ultima a processi trasformativi “naturali” che ne minano la permanenza, piuttosto che proiettare grandi segni artificiali sul terreno,

come Smithson e altri Land Artists avevano scelto di fare in quegli anni. La sua ricerca si colloca oltre la dialettica dell’avanguardia e la produzione di linguaggi autonomi, rifiuta i confini tra le discipline, orientandosi verso uno spostamento continuo di premesse, di modalità operative e di comunicazione.

Il suo libro L’anarchitetto, pubblicato nel 1973, segnerà le generazioni a venire. È il primo architetto radicale a cui il Frac Centre di Orléans dedica una grande antologica nel 2002, arricchita da una monografia. Il suo lavoro è stato presentato in musei e istituzioni come la Biennale di Venezia, il Mori Museum di Tokyo, il Barbican Centre di Londra, il PAC di Milano, il Museion di Bolzano, il Frac Centre di Orléans, il Centre Pompidou di Parigi, Metz e il CCA di Montreal.

 

 

FM Centro per l’Arte Contemporanea di Milano è un nuovo spazio espositivo dedicato all’arte e al collezionismo in grado di rispondere alle nuove modalità di presentazione della Collezione e delle differenti forme della creazione contemporanea. La sua vocazione è quella di una struttura che raccoglie in un unico contesto tutti i soggetti e le funzioni connesse alla valorizzazione dell’arte, alla sua esposizione e conservazione. Quale spazio espositivo, deposito, istituto di ricerca e centro di restauro, FM ospita collezioni private e archivi d’artista e dà vita a un programma culturale ed educativo innovativo.

Situato all’interno dello storico complesso industriale dei Frigoriferi Milanesi, FM Centro per l’Arte Contemporanea, sotto la direzione artistica di Marco Scotini, è presieduto da un board internazionale di esperti: Charles Esche (direttore del Van Abbemuseum di Eindhoven), Hou Hanru (direttore artistico del MAXXI di Roma), Vasif Kortun (docente, curatore e storico dell’arte, Istanbul), Grazia Quaroni (Director of Collections, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Parigi), Enea Righi (collezionista).

 

www.fmcca.it

 

www.galleriagiovannibonelli.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

www.naba.it

 

 

FM Centro per l’Arte Contemporanea

è sostenuto da Open Care – Servizi per l’arte

 

 

 

 

www.opencare.it

West and East: Mei Lanfang, Stanislavsky and Brecht | China National Academy of Art and Mei Lanfang Memorial Museum | Pechino, 22-23 ottobre, 2018

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 16/10/2018

 

China National Academy of Art and Mei Lanfang Memorial Museum

Pechino, 22-23 ottobre, 2018

West and East:
Mei Lanfang, Stanislavsky and Brecht

L’Accademia Nazionale di Arte della Cina insieme all’Archivio-Museo Mei Lanfang di Pechino organizzano due giorni di seminario internazionale dedicato al più grande rappresentante della drammaturgia e del teatro cinese del Novecento Mei Lanfang, “il mago del giardino dei peri” secondo la definizione di Ejzenštejn. L’intero convegno intente indagare la prima e leggendaria visita di Mei Lanfang e la sua compagnia a Mosca nel 1935, quando l’utopia avanguardistica europea si dà l’ultimo appuntamento prima della notte delle dittature.

L’intervento di Marco Scotini, intitolato «Mei Lanfang in a Brechtian Play. A Curatorial Experience in China» parte dell’esperienza della prima edizione della Biennale di Anren, The Szechwan Tale. Teatro e Storia, che è stata riproposta in una nuova versione espositiva presso FM Centro per l’Arte Contemporanea di Milano.

 

Programma:

22 Ottobre 

 

Wang Ankui (China Art Research Institute), Vadim Shcherbakov (Department of Research of Meyerhold’s Theatre Legacy, Moscow), Zhou Huabing (University of China), Zeng Yongyi (University of Taipei), Natalia Makerova (Coreographer, Moscow), Gong Hede (China Art Research Institute), Liu Zhen (director Mei Lanfang Memorial Museum), Andrea Goldman (University of California, Berkeley), Li Wen (China Art Research Institute), Xie Yongjun (China Art Research Institute), Chen Shixiong (University of Xiamen), Ran Changjian (Chinese Theatre Institute), Vibeke Bordahl (Nordic Institute of Asian Studies, Copenhagen University), Li Changshu (University of Seoul), Jin Fei (Chinese Theatre Institute).

 

23 Ottobre

 

Zheng Chuanyin (University of Wuhan), Hu Zhifeng (ricercatore del China Art Research Institute )

Zhu Hengfu (University of Shanghai), Marco Scotini (Naba Academy, FM Center of Contemporary Art, Milan), Liang Yan (Beijing Foreign Studies University), Gu Shuguang (Renmin University of China), Ding Yangzhong (translator, Brecht specialist), Sun Huizhu (Accademia del teatro di Shanghai), Gu Chunfang (University of Beijing), Zhao Weiming (Chinese Theatre Institute)

Cai Bixia (University of Singapore), Ma Guojun (Central Academy of Drama, Beijing), Zhou Weipei (Nanjing University), Takafumi Morihei (Kobe Gakuin University) e altri.

 

 

Inside-out Museum, Beijing

27 ottobre, 2018

Toward A New Geography: Emerging Alternative Biennales

Marco Scotini, insieme alla storica dell’arte Yu Mia, discuteranno delle biennali marginali/alternative a partire dalla recente esperienza della Second Yinchuan Biennale. Il talk sarà incentrato sulla specificità geografica dei curatori, l’utilizzo e la gestione delle risorse culturali locali e narrazione situata da un punto di vista verticale sulla storia.

SHUBIGI RAO | THE BANISHED BOOK and THE LIBRARY | 4 ottobre ore 18.00/ Aula G0.4

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 01/10/2018

 

SHUBIGI RAO

THE BANISHED BOOK and THE LIBRARY

Public talk

Introducono Marco Scotini e Zasha Colah

4 ottobre ore 18.00/ Aula G0.4

 

Il Dipartimento di Arti Visive e Studi Curatoriali NABA è lieto di annunciare la conferenza pubblica dell’artista indiana, ma di base a Singapore, Shubigi Rao (classe 1975). Con questo incontro, moderato da Marco Scotini e Zasha Colah, ha inizio un ciclo di conferenze con artisti internazionali dedicate al modello dell’archivio (tanto come formato espositivo che come modalità organizzativa) che si svilupperà fino alla primavera 2019 presso NABA.

 

Che cos’è un archivio, o una collezione pubblica o privata? Che cosa significa il suo accesso e come e perché lo condividiamo? Come può l’archivio generare molteplici forme di sapere e accesso, ma nello stesso tempo anche di controllo e abuso? Quali sono le logiche dietro l’accumulazione dei saperi e la distruzione di ciò che è accumulato? Che cosa dunque costituisce una biblioteca? Perché il nominare diventa un atto di appropriazione e, a sua volta, una produzione di gerarchie? Come il modo illuminista di osservare e di collezionare (oggetti, flora e fauna, culture, persone) fa da supporto agli impulsi imperiali e coloniali? Quando distruggiamo una biblioteca che cosa perdiamo? Ma anche: chi è responsabile dell’archiviazione e salvataggio dei dati in internet? Possiamo credere che la circolazione dei saperi online sarà un flusso ininterrotto e come noi, da utenti, possiamo influenzare la memoria di internet e la conservazione dei saperi?

 

Tutte queste domande sono al centro della lecture di Shubigi Rao e del suo intero lavoro che cerca di individuare un terreno condiviso, un legame tra artisti, scrittori, pittori, accademici, bibliofili, attivisti delle biblioteche ‘in ombra’ e altri custodi della cultura e difensori dell’accesso aperto alla conoscenza stampata e parlata.  Nei primi dieci anni di attività l’artista ha operato sotto l’ironico nome d’arte maschile S. Raoul (per superare la misoginia dei sistemi scientifico-culturali ). Dal 2014 è impegnata in un progetto a lungo termine che vede la realizzazione di diversi film e la pubblicazione di cinque libri, di cui il primo è uscito nel 2016 con il titolo “Pulp: A short Biography of the Banished Book”, sulla distruzione delle biblioteche e la censura.

 

Lo spettro d’interessi di Shubigi Rao è molto ampio e va dalla archeologia, neuroscienze, scienze del medioevo (13-15esimo secolo), esplorazioni, scoperte e studi quali nascono tra il 17esimo e 19esimo secolo, lingue, biblioteche, atti di genocidi culturali storici fino alla  teoria dell’arte contemporanea e alla storia naturale. L’artista è particolarmente interessata ad esplorare ambiti di epistemologia e sapere poco noti e considerati. Il suo lavoro si articola in installazioni complesse che contengono libri fatti a mano, testi, disegni, incisioni, macchinari pseudo-scientifici, puzzle metafisici, giochi da tavola ideologici, spazzatura e archivi.

 

Autrice di una serie di lavori in china (china e testi sono i suoi mezzi d’espressione preferiti), Rao mette in discussione anche delle specifiche connotazioni ideologiche e culturali della museologia. Mentre mima e riflette l’estetica del museo, il suo modo di selezionare e mostrare degli oggetti, l’artista contesta, con una buona dose d’ironia, la tassonomia dei musei, il limite che separa la natura dalla cultura, documentazione e fiction, e i criteri di inclusione ed esclusione che usano le istituzioni museali.

 

Shubigi Rao sarà parte della quarta edizione della Kochi-Muziris Biennale che aprirà a dicembre 2018. Tra le sue mostre personali possiamo ricordare: The Retrospectacle of S. Raoul e Useful Fictions. Shubigi ha inoltre partecipato alla 10° biennale di Taipei (2016) e alla Seconda Biennale di Singapore (2008). Ha ricevuto premi e riconoscimenti tra i quali: NAC Creation e Presentation grants, artista in residenza al NTU  CCA, artista in residenza al Künstlerhaus Bethanien, Berlin (2016-2017). Rao è una docente part-time di Teoria dell’Arte ed è la Supervisor per le Tesi di Laurea di secondo livello alla Facoltà di Arte alla LASALLE College of the Arts in Singapore, dove ha studiato. Ha inoltre ottenuto la laurea (BA hons) in Letteratura Inglese alla Delhi University in India.

 

SHUBIGI RAO

THE BANISHED BOOK and THE LIBRARY

Public talk

Introduced by Marco Scotini and Zasha Colah

October the 4th, 2018 at 6 pm/ Room G0.4

 

NABA, Department of Visual Arts and Curatorial Studies is proud to present a public conference by internationally recognized Indian artist based in Singapore Shubigi Rao (born 1975). This event moderated by Marco Scotini and Zasha Colah will inaugurate a series of conferences with international artists that will take place in NABA, Milan up till the Spring of 2019 and will be dedicated to discuss the subject of Archive (as an exhibition format and an organizational system).

 

What is an archive, a collection, whether public or private? What does access involve and how, and why, do we share? How the archive can give origin at multiple forms of knowledge generation, access, control and abuse? What is the mechanism behind knowledge accumulation and storage destruction? What then makes a library? How naming is an act of ownership and, in turn, of hierarchies production? How the Enlightenment mode of observation, collecting (objects, flora and fauna, cultures, people) aided imperial and colonizing impulses? What do we loose when we destroy a library? But also: who is responsible for the storage of content of the Internet? Can we trust that the online circulation of knowledge will be an endless flow, or how can we as users influence the memory of the internet and the preservation of knowledge?

 

All these questions will be at the core of the lecture held by Shubigi Rao and they are equally part of her entire artistic practice that stems to explore the connective tissue existing between artists, writers, painters, academics, bibliophiles, shadow library activists and other cultural custodians and defenders of print, speech and open access to knowledge. During the first ten years of her activity she operated under a fictive and ironic male name, S. Raoul (in order to overcome the misogyny of the scientific and cultural systems). Since 2014 she is involved in a long-term project that foresees production of several films and publishing of five books. The first one of publications, talking about library destruction and censorship, has been printed in 2016 under the title: “Pulp: A short Biography of the Banished Book”.

 

Shubigi Rao’s interests range from archaeology, neuroscience, 13th-15th century science, 17th-19th century scholarship and exploration, language, libraries, historical acts of cultural genocide, contemporary art theory and natural history. She is particularly interested in unfashionable branches of knowledge and epistemology. Her work involves complex layered installations comprising handmade books, text, drawings, etchings, pseudo-science machinery, metaphysical puzzles, ideological board games, garbage and archives.

 

Being an author of ink sketch series of work (ink and texts are her favorite media), Rao discusses also the ideological and culturally specific underpinnings of Museology. While the artist mimics and mirrors the aesthetics of the museum, its way of selecting and displaying artefacts, she also questions, not without a certain degree of irony, museum taxonomies, the borders that separate Nature from Culture, Fiction and documentary, and the criteria of inclusion and exclusion used by museum institutions

 

She will be part of the fourth edition of Kochi- Muziris Biennale in december 2018. Notable solo exhibitions include: The Retrospectacle of S. Raoul, and Useful Fictions. She has also been shown in the 10th Taipei Biennial (2016), and the 2nd Singapore Biennale (2008). Her awards include the NAC Creation and Presentation grants, artist-in-residence at NTU CCA, and artist residency at Künstlerhaus Bethanien, Berlin (2016-2017). She lectures part-time in Art Theory and is a MFA Dissertation supervisor for the Faculty of Fine Arts at LASALLE College of the Arts, Singapore, where she obtained her MFA (First Class), and BFA (First Class). She also holds a BA (Hons) in English Literature from Delhi University, India.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Seconda Biennale di Yinchuan | Grande opening – 09.06.2018

Posted in docenti, Events, Exhibition by NABA Painting and Visual Arts on 20/06/2018

Marco Scotini e il team curatoriale con gli artisti

 

«Ogni biennale è un micro-mondo temporaneo con i propri abitanti, i propri spazi, i propri modi di vita. Nel caso di questa biennale (e del suo mondo) mi piacerebbe che fossimo ricordati – se mai lo saremo – come “i nomadologi”», così il direttore artistico Marco Scotini ha aperto con grande successo lo scorso 9 giugno 2018 la Seconda Biennale di Yinchuan. Dei 90 artisti invitati, oltre 60 provenienti da tutto il mondo, hanno partecipato alla cerimonia ufficiale, accompagnata dall’intervento di Lu Peng, direttore artistico del MOCA Yinchuan, di Marco Scotini e degli artisti di rilevanza internazionale Kimsooja e Song Dong di fronte al numeroso parterre di giornalisti e VIP cinesi e internazionali intervenuti per l’opening.

 

La provincia del Ningxia, dove Yinchuan si trova, confina con il Deserto del Gobi e ne è profondamente segnata. Favorita dal Monte Helan, che la ripara dalle tempeste di sabbia del Tengri, e dal Fiume Giallo, che la rende fertile, si tratta di un’area semi-arida in cui mondo rurale e nomade s’incontrano. Con il titolo di Starting from The Desert. Ecologies on the Edge, sotto la leadership di Marco Scotini e con un team curatoriale composto da Andris Brinkmanis, Paolo Caffoni, Zasha Colah e Lu Xinghua (e Yin Shuai come curatorial assistant), la Biennale si articola in 4 sezioni che vanno dallo spazio nomade e rurale a quello sul lavoro con e nella natura, dalla questione delle minoranze a quella della relazione tra voce e scrittura nel rapporto tra Oriente e Occidente. Più di cento lavori (di cui 40 commissionati per l’occasione) occupano i 15.000 metri quadrati del MOCA, l’area esterna dello Hui Nongqu Eco-park e parte del villaggio di residenze d’artista. Durante l’inaugurazione si sono svolte le suggestive performance di Kimsooja, Ho Rui An, Nikhil Chopra, Enkhbold Togmidshiirev, Justin Ponmany, Li Binyuan e Arahmaiani con il musicista Wukir.

 

Circa 20 studenti del corso di Visual Art and Curatorial Studies NABA hanno lavorato per due settimane nel contesto dell’esposizione come supporto al team curatoriale e agli artisti presenti. Il “dietro le quinte” con scritti di diversi registri narrativi, report e brevi annotazioni diaristiche, confluirà in Naba sulla via della seta. The China LogBook, una sorta di diario di bordo filmato dell’intera realizzazione della Biennale. La Biennale, che fatto già molto parlare di sé, rimarrà aperta fino al 19 settembre.

 

Come ha scritto Art Forum: “I culti populisti di oggi, così orgogliosi della maggioranza, vedono le differenze tra i popoli come una minaccia. Mentre la paura e l’odio che vengono generati attraverso questo processo sono diventati una risorsa da utilizzare e mobilizzare. Come possiamo continuare ad affrontare le differenze tra persone, specie, lingue e gruppi etnici all’interno di un tale contesto? È questa domanda che aleggia come uno spettro all’interno e all’esterno della Biennale di Yinchuan”.

 

Marco Scotini e il team curatoriale con gli studenti NABA